martedì 15 aprile 2014

Nicola Piccenna: Incompatibilità funzionale e ambientale per Celestina Gravina, Procuratrice a Matera!

Premessa
Nella difficile situazione in cui versa l'amministrazione della giustizia nella provincia di Matera, ci sembra opportuno segnalare alcuni elementi concreti e tangibili che dovranno una buona volta essere affrontati se si vuole restituire credibilità ad un sistema giudiziario che non mostra più di averne alcuna. Non si tratta di esaurire l'argomento, poiché ciò richiederebbe molte pagine ed ogni sforzo in tal senso va contemperato tra quello che un lettore medio è disposto a leggere e quanto un magistrato o parlamentare sarebbe tenuto a leggere nell'esercizio delle sue funzioni di organismo requirente e/o vigilante.
Il sentire comune, anche tra gli addetti ai lavori, è che il magistrato come il parlamentare non leggono quello che dovrebbero (cioè tutto) ma quello che leggerebbero se fossero comuni cittadini chiamati ad esprimere una semplice opinione e non già ad esercitare un ruolo fondamentale per la tenuta dell'ordinamento democratico dello Stato. Per questo motivo, qui non si esaurisce l'argomento, rinviando all'ampia documentazione già cristallizzata in atti giudiziari che, pur nella non condivisibile determinazione ultima che li ha visti “scomparire” in fumose archiviazioni se non in scandalose assoluzioni, mantengono tutta la validità storica e documentale dell'epoca trista che stiamo vivendo e delle figure luminose che l'hanno affrontata senza piegarsi ai soprusi inevitabilmente commessi per tacitarle.
Una chiave di lettura invariata: Avvertenza di Leonardo Sciascia ed.1972
Ho scritto questo racconto nell'estate del 1960. Allora il Governo non solo si disinteressava del fenomeno della mafia, ma esplicitamente lo negava. La seduta alla Camera dei Deputati, rappresentata in questa pagina, è sostanzialmente, nella risposta del Governo ad una interrogazione sull'ordine pubblico in Sicilia, vera. E sembra incredibile: considerando che appena tre anni dopo entrava in funzione una commissione parlamentare d'inchiesta sulla mafia. A quel momento, sulla mafia esistevano inchieste e saggi sufficienti a dare al Governo e all'opinione pubblica nazionale la più precisa informazione: non ancora pubblicata, ma nota nei risultati, l'inchiesta parlamentare sulle condizioni economiche e sociali della Sicilia (1875) e quella parallela, condotta di propria iniziativa da due giovani studiosi, Leopoldo Franchetti e Sidney Sonnino (e questi doveva poi arrivare, nel 1906 e nel 1910, a presiedere il Consiglio dei Ministri); gli scritti di Napoleone Colajanni; il saggio di un ex funzionario di Pubblica sicurezza, Giuseppe Alongi, intitolato "Maffia"; le memorie dell'ex prefetto Cesare Mori che negli anni del fascismo era stato mandato in Sicilia per reprimere, con pieni poteri, ogni manifestazione mafiosa. Ma di opere letterarie, romanzi racconti teatro, ce n'erano soltanto due: una di livello popolare, ed era popolarissima, che rappresentava un mondo di piccoli mafiosi di quartiere - ladri soverchiatori violenti: ma non privi di sentimento e suscettibili di redenzione - che si intitolava "I mafiusi di la Vicaría" (commedia in dialetto di Giuseppe Rizzotto e Gaspare Mosca; e la Vicaría era il carcere di Palermo, allora famoso quanto oggi quello dell'Ucciardone); l'altra, "Mafia", pure scritta per il teatro, in italiano, da Giovanni Alfredo Cesareo (professore all'Università di Palermo, poeta e traduttore di Shakespeare), che rappresentava una borghesia che assumeva la mafia quasi come una ideologia e la praticava come regola di vita, dei rapporti sociali, della politica. Entrambe le opere, a livello diverso, erano un'apologia non della mafia come associazione delinquenziale (che in questo senso si negava che esistesse), ma di quello che il più grande studioso delle tradizioni popolari siciliane, Giuseppe Pitré, chiamava "il sentire mafioso": cioè di una visione della vita, di una regola di comportamento, di un modo di realizzare la giustizia, di amministrarla, al di fuori delle leggi e degli organi dello Stato. Ma la mafia era, ed è, altra cosa: un "sistema" che in Sicilia contiene e muove gli interessi economici e di potere di una classe che approssimativamente possiamo dire borghese; e non sorge e si sviluppa nel "vuoto" dello Stato (cioè quando lo Stato, con le sue leggi e le sue funzioni, è debole o manca) ma "dentro" lo Stato. La mafia insomma altro non è che una borghesia parassitaria, una borghesia che non imprende ma soltanto sfrutta. Il giorno della civetta, in effetti, non è che un "per esempio" di questa definizione. Cioè: l'ho scritto, allora, con questa intenzione. Ma forse è anche un buon racconto. (Leonardo Sciascia)
Gli aspetti immediatamente percepibili
La recrudescenza della criminalità in provincia di Matera è da attribuirsi anche al mancato esercizio dell'azione penale della Procura della Repubblica di Matera per i reati contro la Pubblica Amministrazione.
Per averne contezza, è sufficiente verificare presso la citata Procura della Repubblica quali sono stati i procedimenti avviati e conclusi con sentenza di condanna negli ultimi dieci anni. Se ne concluderà che i reati dei “cosiddetti colletti bianchi” a Matera non vengono perseguiti. Usando l'espressione dell'interrogazione parlamentare presentata il 12/3/2014 dal senatore Felice Casson e sottoscritta da altri 15 senatori della Repubblica Italiana: “La sensazione concreta che traspare da queste non-azioni e omissioni è che nella città di Matera non esista o sia stata abrogata ogni forma di tutela penale della salute dei lavoratori”. In tutta sincerità, non è solo la salute de lavoratori a mancare di tutela penale nella città di Matera!
  1. I brogli elettorali di Scanzano Jonico (Mt): anno 2005. Nel giugno 2005 vengono effettuati numerosi arresti durante le operazioni di voto relative alle elezioni del consiglio regionale della Regione Basilicata. Nei seggi di Scanzano Jonico (Mt), alcuni presidenti di seggio, scrutatori e altri coinvolti nell'ipotesi delittuosa avevano tolto dalle urne le schede votate dai cittadini sostituendole da quelle “votate” dai presidenti e dagli scrutatori (poi) arrestati. Tutto sotto gli occhi delle telecamere piazzate dalla Procura Antimafia di Potenza. A distanza di nove anni, poche settimane fa, l'ultimo residuo stralcio di quell'inchiesta è stato archiviato per intervenuta prescrizione. La Procura di Matera, dopo aver archiviato tutto il resto, aveva chiesto il rinvio a giudizio per alcuni indagati “residuali” ma l'atto è risultato viziato da nullità. La Procura che redige un atto nullo, lo Stato dovrà risarcire gli arrestati per “ingiusta detenzione” anche se era documentata in audiovideo l'azione criminosa! Scanzano Jonico è uno dei territori dove più alta è l'incidenza delle azioni criminose che preoccupano l'opinione pubblica in questi giorni.
  2. Le inondazioni nel Metapontino (altra area calda in quanto a reati e azioni chiaramente intimidatorie) e nell'agro di Matera: a) Ottobre 2013: quattro morti e ingentissimi danni all'agricoltura ed alla viabilità; b) Agosto 2013: un morto sulla variante dopo il crollo del ponte “Craco-Peschiera”; c) Marzo 2011: migliaia di ettari di terreno compromessi e l'economia agricola paralizzata; d) Novembre 2011: due morti nei pressi di Matera. Sette morti e ingentissimi danni all'agricoltura, alla viabilità, all'economia della regione. Fatalità meteorologiche, dicono concordemente la Prefettura e la Procura di Matera. Mentre le indagini svolte dalla Procura di Matera per accertare la responsabilità delle mancate opere di manutenzione dei canali e delle opere di bonifica (che competono al Consorzio di Bonifica di Bradano e Metaponto) e delle aste fluviali (che competono alla Regione Basilicata) sono state chiuse perché non è stato possibile individuare i funzionari responsabili dei vari servizi.
  3. Crollo di una palazzina nel centro di Matera: due morti e gravissimi disagi alle famiglie. Sono in corso le indagini, condotte da un Sostituto Procuratore noto alle cronache disciplinari del CSM per aver abusato delle sue funzioni dal 2007 al 2013 e inamovibile continua ad esercitare presso la Procura della Repubblica di Matera. Si può aver fiducia che svolga con terzietà ed efficacia il compito che il ruolo impone? Le famiglie avevano segnalato al Comune ed ai Vigili del Fuoco l'esistenza e l'estendersi di preoccupanti lesioni nei muri portanti dell'edificio. Saranno morti per fatalità o per responsabilità di “colletti bianchi” inetti o irresponsabili?
  4. Processo (in corso) contro il dirigente e la commissione di gara della Provincia di Matera per l'affidamento di un appalto pubblico. Il Procuratore Capo tiene per sé il procedimento chiedendone l'archiviazione. Il Giudice delle Indagini Preliminari dispone il rinvio a giudizio coattivo. Il Procuratore Capo esprime il suo disappunto in udienza ma fa molto di più. Durante la deposizione del Maresciallo della Guardia di Finanza che ha svolto le indagini, Celestina Gravina lo attacca e lo offende contestandogli l'inopportunità e persino l'incompetenza a svolgere quelle indagini. Sarebbe utile leggere la trascrizione integrale della deposizione, anzi, sarebbe ancor più utile ascoltare la registrazione: i toni e l'incalzare della D.ssa Gravina. Non credo che dopo questa esperienza, alcuno avrebbe dubbi sulla assoluta incompatibilità di Celestina Gravina con il ruolo che è chiamata a svolgere a Matera! Durante una delle udienze del processo, la strada “incriminata”, costata oltre quattro milioni di euro per soli 2 Kilometri, è crollata: beffa finale contro un sistema giudiziario di cui non vergognandosi la Procuratrice, dovremmo vergognarci noi tutti che poco facciamo per impedirLe di dileggiare le istituzioni ed i cittadini (tutti uguali davanti alla Legge).
  5. Negazione dell'obbligatorietà dell'azione penale. La Procura di Matera e, segnatamente, la Procuratrice Celestina Gravina, ignora il principio dell'obbligatorietà dell'azione penale gestendo il proprio ufficio come una proprietà privata di cui rende conto solo a sé stessa. (si allega documentazione specifica, oggetto di Procedimento Penale a carico della D.ssa Celestina Gravina pendente presso la competente Procura di Catanzaro. Evidenza della incompatibilità ambientale e funzionale in cui versa la Procuratrice d.ssa Celestina Gravina.
Conclusioni
Un gruppo cittadini italiani, rispettosi della Legge e testardamente protesi alla difesa delle Istituzioni, manifesta il proprio disappunto per la trascuratezza con cui è stata sino ad oggi affrontata la grave situazione in cui versa l'amministrazione della giustizia nella Provincia di Matera ed in particolare il degrado istituzionale in cui opera la Procura di Matera ed il suo massimo responsabile, D.ssa Celestina Gravina.
Confermando la massima disponibilità per fornire evidenza documentale e probatoria di tutto quanto appena accennato innanzi, attendono formali risposte, tra gli altri, i signori:
Nicola Piccenna, Viale del Ciclamino n. 10 – 75100 Matera – cell: 393.2542005
Carlo Gaudiano, Via Gioberti n. 1 – 75100 Matera – cell: 339.3938687
Francesco Michele Zito, Via La Pira n. 2 – 74013 Ginosa (Ta) – cell: 340.8134434
 
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lunedì 9 dicembre 2013

Il "sistema Basilicata".

Il Programma Operativo FSE Basilicata 2007-2013, in coerenza con la strategia di Lisbona, intende promuovere lo sviluppo di un’economia regionale sempre più basata sulla conoscenza, individuando nelle politiche di istruzione, formazione e lavoro l’elemento portante della strategia regionale di competitività.

Ha una dotazione finanziaria di 322,4 milioni di euro, di cui 128,9 milioni (40%) provenienti dal Fondo Sociale Europeo dell’Unione europea, 154,7 milioni (48%) dallo Stato e 38,7 milioni (12%) dalla Regione Basilicata. 

A questo link e negli allegati è possibile trovare la lista dei soggetti beneficiari aggiornata ad Ottobre 2013. Vi troverete decine e decine di soggetti privati, pubblici, società, onlus, cooperative beneficiarie dei fondi europei. Sono indicati gli importi e i progetti per i quali questi fondi vengono erogati,
Una distribuzione a pioggia di fondi che, se non ha scalfito il consenso elettorale, nemmeno ha arrestato il fenomeno della emigrazione lucana che ha raggiunto livelli da anni sessanta.  

L'altra faccia della medaglia è rappresentata dall'accreditamento con il quale
 "la Regione Basilicata riconosce alle sedi operative degli Organismi di formazione e orientamento la possibilità di proporre e realizzare interventi di formazione e di orientamento finanziati con risorse pubbliche. L'accreditamento è rivolto a introdurre standard di qualità sia per gli Organismi che per le loro Sedi operative, secondo parametri oggettivi, per realizzare politiche pubbliche di sviluppo delle risorse umane nei territori di riferimento, offrendo adeguate garanzie ai fruitori delle attività formative erogate dagli stessi". 

Non è dato sapere quanto la Regione spenda per l'accreditamento di questi "organismi di formazione ed orientamento". Anche in questo caso, un lungo elenco qui... 

sabato 16 novembre 2013

Lucania: triste, indolente y final di Nicola Piccenna

Lucania: triste, indolente y final

Verrebbe da abbandonarla questa Lucania. Questi Lucani pigri, indolenti, accattoni, infingardi, schiavi di un qualche privilegio, foss'anche quello di anticipare una visita specialistica di quindici giorni e, per quello, pronti a sostenere una classe politica inetta, pigra, indolente, infingarda, schiava del potere che le consente un accesso al denaro facile, senza lavoro, senza controllo, senza ritegno.

Verrebbe da lasciare questa terra scuotendo la polvere dai sandali, se non avessimo qui affetti, storia e cuore. La retorica della gente umile, lavoratrice e onesta, continua stancamente a mulinare nell'aria immobile dei contadini che seminavano a novembre per raccogliere a giugno ed hanno sostituito questa (già lenta) pratica con il set-a-side: non seminano nemmeno e, a giugno, raccolgono l'elemosina dell'Europa che li trasforma da contadini pigri in accattoni nullafacenti. I borghesi, poi, quelli che qualche lume d'intelletto dovrebbero averlo, si guardano bene dall'azzardare la formulazione d'idee o progetti, una qualche attività illuminata e costruttiva del domani. Emergono solo i più pigri, i più indolenti, i più infingardi, i più inetti; coloro che aggiungono a tali eccellenze la destrezza e la furbizia. Questi sono la classe dirigente, coloro che dirigono la nave Lucana negli sprofondi di ogni classifica di merito e sulla cresta di tutte le elencazioni di disvalore sociale, economico e culturale.

É accertato che il vertice della Procura Generale presso la Corte d'Appello di Potenza, Vincenzo Tufano, Modestino Roca, Gaetano Bonomi (ed una imprecisabile schiera di funzionari apicali delle forze dell'ordine) meritano una richiesta di rinvio a giudizio per associazione per delinquere finalizzata alla costituzione di una setta segreta.

É acclarato che ad un Sostituto Procuratore presso la Procura della Repubblica di Matera, Annunziata Cazzetta, viene consentito per anni di occuparsi (quasi in regime di monopolio) di decine di procedimenti penali a carico di un giornalista dopo averlo ripetutamente querelato. Salvo poi condannare la sventurata alla censura mitigata dall'attenuante (falsa) di aver tenuto un solo procedimento! E Annunziata Cazzetta continua a restare a Matera, monito per quanti volessero illudersi che ai magistrati infedeli possa capitare un qualche dispiacere.

É proprio vero che un politico di alto profilo, Bubbico Filippo (architetto), intascava il 75% delle progettazioni finanziate da fondi europei per la realizzazione di impianti di gelsibachicoltura (anche questi finanziati per miliardi di lire) presso le aziende agricole di suo padre, di suo suocero e di altri cittadini italiani che non hanno prodotto un solo filo di seta.

É emerso dagli atti giudiziari che il Procuratore Capo presso la Procura della Repubblica di Matera, Celestina Gravina, ha nascosto una querela per calunnia contro Emilio Nicola Buccico infilandola in un procedimento penale che era già avviato all'archiviazione (ben prima che la querela fosse depositata) e, non contenta, ha trasmesso l'opposizione a quella stessa archiviazione solo dopo che il giudice aveva assunto la decisione di archiviare. Un episodio di favoreggiamento spudorato e gravissimo.

Sono agli atti del Consiglio dei Ministri del 13 novembre 2003, le dichiarazioni virgolettate del Ministro Altero Matteoli e del Sottosegretario Gianni Letta, in cui Filippo Bubbico viene indicato come consenziente (ma non entusiasta) della scelta di ubicare a Scanzano il Deposito Unico delle scorie nucleari Italiane. Bubbico, in difesa del suo onore violato, ha querelato il Ministro Carlo Amedeo Giovanardi ed i giornalisti che quel verbale resero pubblico. Come se avesse un onorabilità da difendere uno che strozza l'agronomo pretendendo il “ritorno” del 75% del suo fatturato! Ma in Italia, questi signori li fanno vice-ministri agli interni, così che possano industriarsi con dovizia di mezzi nell'affinamento delle qualità già mostrate.

É sotto gli occhi di tutti il villaggio “Marinagri”, finanziato con decine di milioni di euro di soldi pubblici e costruito nell'alveo di piena del fiume Agri. Occorre aggiungere spiegazioni o commenti?

É stato reso formalmente noto alle Procure della Repubblica di Potenza e Napoli, che dal più grande giacimento petrolifero dell'Europa continentale, sotto il suolo Lucano, insieme col petrolio, vengono estratte decine di migliaia di tonnellate di “gas-stream” di cui non si conosce il destino. Ma nella terra dei misteri, non esiste nemmeno il contatore che misura le quantità di greggio estratto, queste domande non meritano nemmeno una risposta.

Migliaia di giovani hanno scelto di abbandonare questa terra ed i genitori coscienziosi è questo che consigliano ai propri figli: partire per non tornare.

Allora bisogna chiedersi se vale ancora la pena di restare, se vale la pena di scrivere quando tanti tacciono o, peggio, prestano la penna al valvassore di turno che gli lancerà un tozzo di pane per sopravvivere (e nemmeno tanto grande!).

Certo, ad evitare entusiasmi da “scampato pericolo” di siffatti cialtroni, siamo consapevoli che non potremo lasciare la Lucania, abbandonare il campo, prima di aver terminato quanto abbiamo iniziato. Poiché siamo cavalieri d'antico e indomito cuore e non ci ritireremo se non quando i nostri figli potranno tornare e ricostruire dove loro hanno depredato, distrutto e cancellato. Ma non ci vorrà ancora molto.
 
Nicola Piccenna, alias Filippo de Lubac
www.toghelucane.blogspot.com