mercoledì 31 agosto 2011

Caro Sindaco, e i Vigili?


Caro Sindaco,
nell'Estate aviglianese 2011 che ormai volge al termine, c'è stato di tutto. Polemiche comprese. Gli unici assenti sono (ahimè!) i Vigili, la Polizia Municipale.
Non c'erano -i Vigili- a far rispettare le modifiche alla circolazione automobilistica in occasione della festa patronale di Sant'Angelo. C'erano i volontari della Protezione Civile che è mancato poco venissero malmenati da chi voleva passare nonostante il divieto. Non c'erano, nonostante il notevole afflusso di auto (ergo, di persone), in occasione della IX edizione della "Corrida" (Sant'Angelo, 9 Agosto). Eppure Ella, signor Sindaco, era presente. Lo ha notato o no che i Vigili non c'erano? Non c'erano a Possidente in occasione del Cantabimbo e non li ho visti a Lagopesole presenziare alle manifestazioni.

Nel mese di Luglio avevano un tasso di presenza del 75,38 (10 persone, hanno lavorato 196gg su 260), a Giugno del 70,83 e a Maggio del 71,33. Per inciso Sindaco, hanno il più alto tasso di assenza fra i dipendenti comunali. Ovviamente il corso fatto a Bari o quello Bologna (3 Vigili, 1800eur di spesa per due gg) non sono conteggiati fra le assenze!
Sindaco, che accade?


P.S. A proposito di quel discorso fatto la Domenica della Festa di Sant'Angelo (ricorda?) su Toghe Lucane ci tengo a ribadirle alcune cose. Non si è mai vista una persona scontenta perchè da 200 indagati non si arrivi a nessuna condanna. Invece di essere contento perchè gli indagati (alcuni Ella, caro Sindaco, si onora di chiamare Amici) sono risultati innocenti (?) ne sembra quasi deluso.
Quanto alla questione "i soldi che spendono i PM per le intercettazioni" Ella, Sindaco, fa demagogia. La Giustizia, la Verità (di un Tribunale) l'Onore hanno forse un prezzo? 4milioni, 8milioni (di euro) sono troppi per l'Onore di una persona?
Ella, Sindaco, dicendo che "alcuni" PM abusano del loro potere, non fa che ripetere le parole che da quindici anni dice Silvio Berlusconi.
E per finire, Sindaco, Le ricordo che Toghe Lucane è stata tolta al PM titolare e affidata ad altro PM che davanti al GIP nemmeno si presenta in udienza a sostenere le accuse. Su questo ed altri blog si possono seguire i vari passaggi e farsi un'idea. E le garantisco che chiunque legga sarà parimenti deluso come Ella mi sembrava quel giorno.

Ma poi, questi Vigili??



mercoledì 24 agosto 2011

Lettera aperta a Paride Leporace.

Egregio direttore,
mi risolvo a scriverti questa lettera aperta dopo aver letto l'intervista pubblicata recentemente dal tuo giornale all'intellettuale lucano Andrea Di Consoli, giornalista e scrittore di fama. In origine, avevo in animo di confutare gran parte delle tesi sostenute da Andrea ma, procedendo, mi son reso conto che l'opera diventava monumentale e quindi inutile. Vedi, direttore, commentare Toghe Lucane non può prescindere dal conoscerla e “pacificare gli animi” non può risolversi nell'abusato “chi ha dato, ha dato; chi ha avuto, ha avuto”. Né può costituire valido supporto l'estrema sintesi che opera Andrea (e molti altri con lui) riducendo tutta quella ponderosa inchiesta fatta di duecentomila pagine, 118 faldoni e non ricordo più quanti CD al decreto di archiviazione. Veramente si pensa che qualcuno dotato di buonsenso possa accontentarsi di una archiviazione ottenuta dal PM Capomolla dopo aver smembrato l'inchiesta e distribuito gli atti d'indagine in procedimenti stralcio che ne hanno frantumato la logica e diluito la valenza probatoria? Non si tratta di esprimere opinioni, come se si parlasse della formazione dell'Italia Football Club, ma di prendere atto del giudizio che ne ha dato la Procura Generale di Catanzaro. Il PM Eugenio Facciolla si è spinto a scrivere che “il Giudice ha violato la Legge” quando ha archiviato lo stralcio “Marinagri” e su questa base ha proposto appello. No, Toghe Lucane non è del tutto “archiviata” ma, anche se così fosse, non si può lasciar credere a quei (troppo) pochi lucani che leggono i giornali che non vi fossero elementi ed evidenze degne almeno di giudizio politico che, come sostiene anche Di Consoli, è dovere formulare ed utilizzare per trarne conseguenze operative. Il “disastro Basilicata” ha precisi responsabili, nomi e cognomi che non possono passare alla storia come i migliori politici di questa martoriata regione. Dimentica (Di Consoli) gli slogan di recenti campagne elettorali? Chi crede che abbia inventato “Basilicata che bello!” oppure “La Basilicata che sa governare”. Chi crede che abbia inventato “Basilicata, isola felice”? Ignora (Di Consoli) che il Sost. Proc. Felicia Genovese è stato trasferito e destinato a funzioni collegiali perché non si astenne (come prevede la Legge) dal trattare vicende giudiziarie che riguardavano Filippo Bubbico ed altri assessori e funzionari regionali mentre il di lei marito (Dr. Cannizzaro) concorreva per la nomina a Direttore Generale del San Carlo? Ignora che il Sost. Proc. Felicia Genovese è stata trasferita perché omise di iscrivere nel registro degli indagati Giuseppe Labriola e ne ottenne in cambio il sostegno di Emilio Nicola Buccico, allora membro del CSM, per diventare consulente esterno della commissione antimafia? Ignora che quel PM omise di sequestrare, nonostante le istanze ed i solleciti della polizia inquirente, i vestiti sporchi del sangue di Danilo Restivo e di chissà cos'altro, ritardando di quasi vent'anni l'inchiesta sulla tragica morte di Elisa Claps? Ignora che Felicia Genovese e Michele Cannizzaro hanno querelato per diffamazione il giornalista che aveva raccontato della incompatibilità della prima a trattare vicende in cui aveva un ruolo non trascurabile il secondo ed hanno dovuto soccombere al lapidario giudizio del Gup Dr. Antonio Giglio: “...la notizia riportata dall'articolista era vera: la d.ssa Genovese si astenne “non prima ... di richiedere l'archiviazione del procedimento a carico dei datori di lavoro di suo marito e solo dopo il rigetto dell'archiviazione”. Molte altre cose, ignora Di Consoli ma ciò non toglie che possa stimare chi gli pare ed augurarsi quanto di meglio per le persone che più gli piacciono. Però l'informazione giornalistica è altra cosa dall'esprimere un giudizio o manifestare la propria opinione. L'informazione è raccontare fatti e rendere noti documenti che il lettore deve poter conoscere per formarsi una sua propria idea, nel caso di specie della Basilicata. Una terra ricca di risorse e povera di uomini coraggiosi. Dove l'amministrazione della giustizia è confusa con l'esercizio delle opinioni e la legalità si vuol far credere sia un'utopia da cavalieri un po' svitati. Fortunatamente, c'è qualcuno che resiste. Che paga un prezzo molto più alto di quello cui Andrea dichiara di essersi sottratto, ma che lo paga con levità, senza piagnucolii e martirologi. Perché una fondamentale verità esperienziale occorre tener presente prima di iniziare un'intrapresa: una vera battaglia comporta un vero prezzo da pagare. C'è spazio per tutti, ma solo a questa condizione. Il resto sono chiacchiere da bar o da intellettuali ateniesi. La rivoluzione dei vecchi: ma siamo completamente impazziti?

di NICOLA PICCENNA, www.toghelucane.blogspot.com

lunedì 22 agosto 2011

Prima di morire



Prima di morire
vorrei vedere
in ciel l'azzurro e godermi il sole:
riascoltre
gli uccelli a Primavera;
inebriarmi
del profumo dei fiori.
Vorrei sentire,
adagio una canzone,
suonata da un pianino,
per le strade: lanciare in aria
il mio bell'aquilone
dai prati ancora freschi di rugiada.
E ritrovarmi
coi bimbi della mia scuola.
Per l'ultimo messaggio di fede,
per l'ultimo messaggio d'amore.

EMILIO GALLICCHIO.




sabato 20 agosto 2011

Carceri d'Estate. Una lettera.

Carcere d' agosto. Record storico del sovraffollamento, 67 mila detenuti e 39 suicidi dall' inizio dell' anno. A centinaia sono stati salvati un attimo prima che fosse troppo tardi. Per sovraffollamento e riduzione di fondi: soltanto 3,15 euro a disposizione per il vitto giornaliero. Meno della metà di pochi anni fa per ciascun detenuto. Nell' ultimo anno 9 mila reclusi in più e mille agenti in meno. Organici sotto di 6 mila unità. Puglia, Emilia Romagna e Campania vicine al cento per cento di sovraffollamento (Poggioreale 2.695 detenuti per 1.385 posti. Ma anche San Vittore conta 1.460 presenze in celle che ne devono ospitare 930). Si tiene aperta la porta delle celle per includere corridoi e aree comuni nella metratura «pro capite» e non incorrere nelle sanzioni di Strasburgo per maltrattamenti. Altre carceri esistenti restano chiuse per mancanza di personale. Ma c' è una buona notizia: se si esce prima di prigione non si commettono più reati, ma di meno. La cattiva notizia è che invece se si resta fino alla fine della pena, con piani di reinserimento sociale sempre più rarefatti, una volta liberi si commettono nuovi reati, e si ritorna di più in carcere. Ma come? Non c' era stata un' onda di recidive dopo l' indulto? No. C' era stato solo un gigantesco aumento della quantità di notizie di cronaca nera nell' informazione italiana, con crescita di senso di allarme: notizie triplicate nei tiggì e nell' informazione scritta, nell' anno successivo all' indulto. La notizia vera non è stata ancora data. Il carcere italiano, in realtà, nonostante gli sforzi dei responsabili, produce recidive: 68,45 per cento. Al contrario, quanti hanno usufruito dell' indulto sono caduti in recidive nel 33,92 per cento dei casi, la metà. Alla fine del 2008 a tornare in prigione era stato il 29,14 per cento dei beneficiari dell' indulto. A guardare in profondità, il dato è ancora più eclatante: chi ha usufruito dell' indulto provenendo da misure alternative (comunità terapeutiche, arresti domiciliari e altro) è caduto in recidive nel 22 per cento dei casi, tre volte di meno dei normali detenuti che hanno scontato tutta la pena. E una parte dei reingressi non è dovuta a nuovi reati, ma a condanne definitive per vecchi reati, arrivate però dopo. Paradossale? È solo la realtà. È necessario cambiare. Per uscire da una bancarotta giudiziaria, finanziaria e umanitaria non degna di un Paese di grande cultura giuridica e di una democrazia consapevole. Letti a castello anche tripli in alcuni «bracci», autolesionismo e pena di morte strisciante per suicidi e per mancanza di cure adeguate a livelli imbarazzanti, condizioni di lavoro del personale carcerario rese più difficili da carenza di numero e assenza di mezzi non creano maggiore sicurezza. Sono una patologia. Se due detenuti su tre rientrano in carcere e la criminalizzazione eccessiva aumenta il numero dei soggetti a rischio di reclusione, non è una sorpresa che in soli tre o quattro anni - con l' aggiunta della crisi economica - si sia creata una accelerazione nel numero dei carcerati che non ha precedenti nella storia d' Italia. E che non ha nessuna corrispondenza con il tasso di criminalità: in calo da due decenni per la maggior parte dei reati. Occorre allora partire dalla crisi del sistema per scelte semplici e coraggiose. Amnistia per i reati meno gravi e uscita anticipata per chi si trova a fine pena. Misure alternative per tutti i malati gravi e le persone in età avanzata che faticano ad accedere alle misure sanitarie garantite dal sistema sanitario nazionale, anche per la carenza di mezzi e di personale. Depenalizzazione e introduzione di misure alternative e socialmente utili per reati che non mettono a rischio la collettività e che non necessitano della reclusione, come pure per i reati lievi che rischiano, con il carcere, di rendere abituale la consuetudine e la familiarità con comportamenti devianti. Introduzione dell' idea di «risarcimento sociale» all' interno del processo e del patteggiamento, evitando di ridurre la sanzione alla sola pena detentiva e al «dopo processo», anticipando così la riabilitazione già nella fase processuale, creando una convergenza di interessi tra offeso e autore dell' offesa. Utilizzo e rafforzamento della Cassa delle ammende (che si autoalimenta) per la riabilitazione e il reinserimento sociale e non come palliativo per interventi edilizi nelle prigioni esistenti. Si può utilizzare la crisi per umanizzare subito e costruire il futuro.

CORRIERE DELLA SERA, 19 AGOSTO. Lettera di MARIO MARAZZITI, Comunità di Sant'Egidio.

Serata Corrida... le foto... sexy!









lunedì 15 agosto 2011

Ultimo treno

Partito è il lungo treno
della sera,
col cadenzato affanno,
rassegnato,

con l'ultimo tuo bacio
appassionato,
con l'ultimo sogno mio,
ormai svanito.

Il fiume... parla piano
nella valle,
e sola è la stazione ad aspettare
il treno nuovo, che verrà domani.

(Emilio Gallicchio, Avigliano 1902-1981
)



martedì 2 agosto 2011

Chi lo ha visto?

Chi ha visto o sentito Nicola Pagliuca, capogruppo PDL in Regione Basilicata?
Un sito semi-abbandonato, nessuna possibilità di contattarlo (a meno che non si voglia chiamare in Regione e chissà se ve lo passano). L'opposizione inesistente della Regione Basilicata.

“Esprimo a nome di tutto il gruppo consiliare del Pdl in Regione Basilicata, viva soddisfazione per l’immissione della carta bonus idrocarburi rivolta ai patentati e residenti lucani al 31 dicembre 2010.” Così esordisce il capogruppo del Pdl in Regione Basilicata, l’on. Nicola Pagliuca, per il bonus benzina. “A quanti pensavano che il bonus benzina fosse solo uno slogan da usare in campagna elettorale, i fatti dimostrano che finalmente è diventato una realtà concreta”. (Comunicato stampa di Pagliuca)

BRAVI! Peccato che il TAR... su ricorso della Regione Veneto... Che figuraccia.