sabato 25 dicembre 2010

BUON NATALE!!!

Oggi il Natale ha quasi perduto il suo senso originario. Lo «celebrano» anche uomini di altre religioni. Perfino parecchi non credenti vivono in questo giorno una qualche forma di liturgia profana. Non v’è alcuno che rifiuti per Natale qualche dono o almeno una buona cena. Per questo non parlo volentieri del Natale. Da quando ho conosciuto un po’ meglio la Sacra Scrittura, è la Pasqua che mi attrae e mi pone dinnanzi a un preciso programma di vita. Benché il Natale sia una splendida manifestazione della gloria di Dio in Cristo e del suo amore per noi, i discorsi che si fanno a partire dal Natale sanno spesso di buonismo e di speranza a buon mercato. Essi sono un segno di poca lealtà con se stessi e con gli altri. Infatti diciamo delle cose che non sono vere e a cui nessuno crede. Ci auguriamo a vicenda lunga vita, felicità, successo, ci facciamo doni che vogliono dire l’affetto che ci portiamo, ma per lo più sappiamo che non è così. La prima lettera espone bene questo stato di cose. Il Natale fa emergere le storture della politica, la gravissima crisi economica che stiamo attraversando, le violenze quotidiane fisiche e psicologiche. E si potrebbero aggiungere tante altre cose ancora. Molti uomini e donne attendono in questo giorno qualcosa, un evento o magari una persona che li tiri su, che restituisca loro l’ottimismo ingenuo che hanno irrevocabilmente perduto; qualcosa di nuovo e di grande, che potrebbe farli tornare indietro. Ma questa speranza è fallace, perché si basa solo sulle nostre forze e dimentica lo Spirito di Dio, il solo capace di aiutarci in maniera efficace. Dopo i giorni delle feste tutto ritorna più o meno come prima. È come un dirsi reciprocamente «ce la faremo», pur sapendo tutti che non è vero. Per vivere bene il Natale e ricavarne quel conforto che è giusto attendersi da questa festa, è necessario sforzarsi di capire ciò che viene detto nei Vangeli. In essi, soprattutto nel Vangelo secondo Luca, emerge un progetto di uomo che vive il dono di Dio nella meraviglia, nella gratitudine e nel distacco. Questo uomo nuovo può essere o un semplice come i pastori o uno studioso come i Magi. Tutti sono chiamati a partecipare all’esperienza dei pastori a cui fu detto: «Vi annunzio una grande gioia» (Lc 2,10). Chi partecipa di questa gioia, si difenderà da quel pericolo che è il Natale del consumismo, che ci impone di non sfigurare davanti ad amici e parenti con costosi regali. Pur avendo la coscienza che molte famiglie fanno fatica a far quadrare il bilancio del mese, si continua a spendere denaro pubblico e privato nella maniera più folle.
Si tratta di una gioia semplice, intima, che può convivere anche con momenti di sofferenza e di strazio. Il bambino Gesù è l’immagine di questa fiducia e abbandono alla Provvidenza. Qui va ricordata la parola di Gesù: «chi non accoglie il regno di Dio come un bambino, non entrerà in esso» (Mc 10,15). Se noi riusciamo ad affidarci alla Provvidenza di Dio, accettiamo ogni cosa con fiducia, perché fa parte del disegno del Padre. Il Natale guarda alla Pasqua e il presepio contiene allusioni alla morte e risurrezione di Gesù. Esse erano presenti nella riflessione dei Padri. Così, ad esempio, il tema del legno della croce veniva ricordato dalla culla di legno in cui giace Gesù. Le pecore offerte dai pastori ricordano l’agnello immolato. Anche la Madre che si curva sul Figlio ci richiama alla pietà di Maria che tiene tra le braccia il Figlio morto. La liturgia ambrosiana si esprime così: «L’Altissimo viene tra i piccoli, si china sui poveri e salva». Dunque, il senso del Natale ci riporta al centro della nostra redenzione e ci procura una gioia che non avrà mai fine. Un simile atteggiamento positivo può convivere anche con grandi dolori e penosi distacchi. So bene che questi sentimenti di dolore sono i segni di grandi ferite, che si riaprono soprattutto in questi giorni. Quando si vede a tavola un posto vuoto, riemerge il mistero del Crocefisso con le sue piaghe.
Ci sarebbe ancora da trattare di come il presepio può essere contemplato anche da non credenti e da atei. Io penso che questo fascino derivi dall’atmosfera profondamente umana che in esso si respira. Una umanità che sa guardare anche al lato invisibile della realtà e si compendia nella preghiera «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini che egli ama» .

Buon Natale a tutti!

CARD. CARLO MARIA MARTINI, CORRIERE DELLA SERA

mercoledì 22 dicembre 2010

L'orecchino populista

Dopo il segno premonitore rappresentato da Di Pietro oggi Vendola è la conferma che l'elettorato che fu per decenni quello del Partito comunista ormai è un pallido ricordo perché un pallido ricordo sono ormai il suo mondo concreto e ideale, la sua mente e il suo cuore.

L'irruzione vittoriosa di Vendola nelle primarie del Pd segna per la sinistra la fine della «storia» come termine essenziale di riferimento e la sua sostituzione con la «vita». Finisce cioè l'idea secondo la quale sarebbe per l'appunto nella storia la dimensione più vera dell'esistenza degli uomini perché sarebbe essa la chiave vera della loro soggettività, e dunque sempre la storia sarebbe la causa e insieme la soluzione dei loro problemi. Questa idea, che peraltro non era stata solo della sinistra, finisce da noi con la fine dell'impianto ideologico che arriva all'Italia della Prima Repubblica dal cuore della modernità otto-novecentesca. Finisce con il declino dell'industrializzazione e dei suoi attori, con l'impallidimento dei grandi luoghi aggregativi della socializzazione come la famiglia, la Chiesa, i partiti, i sindacati. La sinistra è semplicemente quella che ha risentito di più del contraccolpo di tale fine perché era quella che più aveva puntato sulla storia e sul suo supposto svolgimento progressivo, credendosene interprete autorizzata, protagonista decisiva ed erede universale.

Per la suggestione di «Mani pulite» il grande vuoto così creatosi è stato riempito inizialmente da una sorta di trasfigurazione ideologica della giustizia penale. Il moralismo antico della sinistra dovuto al suo credersi portatrice privilegiata di istanze etiche è divenuto giustizialismo: l'idea cioè che dietro ogni avversario si celi un malfattore, e che quindi il codice penale possa e debba essere l'alfa e l'omega di ogni politica. Per una sua parte il popolo di sinistra in questa idea ancora si riconosce, e sta qui il motivo dell'ipoteca permanente che Di Pietro e il dipietrismo esercitano tuttora sui suoi orientamenti elettorali. Ma ormai, come dicevo all'inizio, un'ipoteca ben maggiore ha preso ad esercitarla un nuovo protagonista: Vendola. Alla sguaiataggine plebea dell'ex pm di Milano subentra lo studiato populismo del governatore pugliese.

Con Vendola si può dire che avvenga il distacco completo dall'antico ormeggio ideologico, che in qualche modo con Di Pietro era ancora quello tradizionale, e si entra in qualche cosa di completamente diverso: nel mare della vita. Vendola - anzi universalmente Nichi, in una misura neppure paragonabile a quella in cui Veltroni è mai riuscito ad essere Walter, o la Bindi Rosy: stigmate indiscutibile di una riuscita assimilazione al modello divistico di tipo rockettaro-televisivo - Vendola, dicevo, innanzi tutto non parla: intesse delle «narrazioni» parola chiave del suo lessico. Narra di «ragazzi» lui non dice mai giovani, termine «freddo» che sa di Censis, lui adopera solo termini «caldi», affettuosi, di notti sulla spiaggia ad ascoltare la «taranta» o vecchi cantastorie, di sua madre e dei suoi amici, di grandi speranze e grandi delusioni. Certo, la politica è sempre presente. Ma nella sua «narrazione» la politica è quasi esclusivamente evocazione di sentimenti, è immagini ed emozioni, fantasiosa capacità di rubricare come «immagini di morte» eguali «la macchia di petrolio del Golfo del Messico e il plastico del garage di Avetrana in uno studio tv»

ERNESTO GALLI DELLA LOGGIA, CORRIERE DELLA SERA, 21 DIC. 2010

martedì 30 novembre 2010

Basilicata: la Regione che si spopola.

Popolazione residente: i numeri.

al 1 Gen 2010: 588.879 ab. di cui 288.274 maschi e 300.605 femmine
al 1 Gen 2009: 590.601 ab. di cui 289.275 maschi e 301.326 femmine
al 1 Gen 2008: 591.001 ab. di cui 289.656 maschi e 301.345 femmine
al 1 Gen 2007: 591.338 ab. di cui 290.162 maschi e 301.176 femmine
al 1 Gen 2006: 594.086 ab. di cui 291.651 maschi e 302.435 femmine
al 1 Gen 2005: 596.546 ab. di cui 292.973 maschi e 303.573 femmine.

dal 2005 al 2010 fanno un saldo negativo di 7667 ab. di cui 4699 maschi e 2968 femmine.
Una media di oltre 1200 persone/anno.

fonte: Istat

domenica 28 novembre 2010

La Regione spopolata e il sogno della fabbrica.

(...) L'odissea della "Sinoro" è solo la metafora di una storica sconfitta. Quella del tentativo di portare in Basilicata le industrie con i soldi piovuti dopo il terremoto del 1980. Tantissimi soldi.
L'illusione è durata pochi anni. Giusto il tempo per accorgersi che la Basilicata sarebbe stata risucchiata di nuovo nel gorgo delle regioni europee più depresse. L'emigrazione, che nel secolo scorso aveva spopolato interi paesi, è ripresa alla grande. Tanto che la regione ha perduto in meno di vent'anni dal 1991 al 2010, ben 23mila abitanti: da 611mila a poco più di 588mila. Un dato dice tutto. Al momento dell'Unità, nel 1861, negli attuali confini italiani vivevano 27milioni di persone: sono più che raddoppiate. In Basilicata ce n'erano circa mezzo milione. Sono rimaste più o meno le stesse.
(...) Il reddito pro capite è intorno al 72% della media nazionale. E da qualche anno la Lucania, dopo essere stata faticosamente tirata fuori con robusti flussi di denaro dalle regioni depresse classificate dalle UE con la sigla "Obiettivo uno", sta tornandoci dentro. Sta cioè scivolando di nuovo tra le aree che hanno un PIL pro capite inferiore ai tre quarti della media continentale e che perciò vengono aiutate dall'Unione. Media, si badi bene, abbassata da Paesi come Cipro, Polonia, Estonia, Romania... Un guaio. Perchè quei soldi, stando alle regole attuali, non arriveranno più. Neanche se la Basilicata tornerà ad essere una regione povera. Uno smacco. Che spazza via decenni di illusioni. Alimentate soprattutto dal petrolio dell'Eni, che doveva trasformare la Basilicata nel Texas d'Italia.
(...) E il panorama attorno è desolante. Nel 2009, dice uno studio Unioncamere, "gli effetti della crisi globale sono risultati amplificati dalle fragilità dell'economia locale" con un calo del PIL pro capite del 7%. Nettamente superiore alla già allarmante media italiana. E mentre si segnalano preoccupanti infiltrazioni della criminalità organizzata, pare riacutizzarsi l'antica piaga dell'emigrazione. Se ne vanno al Nord o all'estero perfino i giovani laureati rom di Melfi. Ragazzi appartenenti ad una comunità di "zingari" fra le più antiche, colte e meglio inserite d'Italia. Una comunità che ha visto Saverio Bevilacqua, uno dei commercialisti più in vista della città, diventare non solo consigliere provinciale ma presidente del locale Rotary. Una comunità che già ai tempi di Zanardelli, quando l'analfabetismo qui era al 79%, come dimostra un libro di Jessica Boccia e Mauro Tartaglia*, mandava i bambini a scuola.
Per non parlare della politica. La carenza di leadership, dopo l'Autunno del patriarca Emilio Colombo, è drammatica. Destra o sinistra, i lucani a Roma pesano sempre meno. Figurarsi a Bruxelles.
Certo, qualche insediamento è stato benedetto dalla fortuna. Come lo stabilimento, che va benissimo, della Ferrero a Balvano. Per attirarlo lassù sulle montagne, come ricorda Antonello Caporale nel suo ultimo libro "Terremoti SpA", costruirono, l'area industriale, a prezzi salatissimi, a mille metri sul mare. E' ancora leggendaria la risposta che diede il sindaco alla commissione parlamentare d'inchiesta: "come mai lassù in cima?". "Ce l'ha chiesto la Ferrero per farci lo stabilimento. Dice che lassù le merendine lievitano meglio".
Quello che non è lievitato è il grande sogno industriale. (....)
Un divario drammatico, tra sogno e realtà. Viene in mente la storia della ricottella che racconta il vecchio Emilio Colombo: "La villanella con la ricottella se ne andava bel bella lungo la strada, sempre con 'sta ricottella sulla testa e le mani sui fianchi, già se la godeva: mo' mi vendo al mercato 'sta ricottella, coi soldini comincio a farmi la dote, con la dote mi trovo un marito, col marito mi fo la casa.... Finchè inciampò e...."

di Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella, Corriere della Sera del 27 Novembre, pagg 16 e 17.

* La comunità Rom di Melfi. Le radici di un popolo errante - Edizione FrancoAngeli

sabato 20 novembre 2010

Costruire il consenso popolare: i marciapiedi dell'(ex) assessore.

"Qualcuno", dalle parti dell'opposizione che fu (ahinoi) al Comune di Avigliano, li aveva definiti opera di un "assessore da marciapiede", ironizzando sul fatto che un ex assessore si era molto speso per avere dalla Provincia i soldi per costruire i marciapiedi nelle frazioni.
Ecco un fulgido esempio di come ottenere consenso elettorale con opere DOVUTE perchè pagate con le tasse.




lunedì 8 novembre 2010

Il Nord Est invoca aiuto.

Danni da maltempo nel Nord Italia ed in particolare in Veneto, con Vicenza allagata. Il Governatore Zaia invoca l'aiuto dello Stato, cioè dell'Italia, cioè del Paese intero che deve essere solidale con l'operoso NordEst.

Quando si tratta di dissesto idrogeologico tutto il mondo è paese e la Padania dell'Umberto nazionale non fa eccezione.
A Milano -per spostarci più ad Ovest- parte della città si allaga ogni volta che piove. Colpa del Lambro imbrigliato sotto terra perchè si deve cementificare, costruire, innalzare. E basta qualche giorno di maltempo perchè il Po, da Piacenza in poi, minacci di esondare.
Tutto il mondo è paese. Mica solo Giampilieri.

giovedì 9 settembre 2010

Quelle sagre, fiere e feste di paese.

Passata l'epoca "dell'assessore da marciapiede" ecco come al Comune di Avigliano si spendono i soldi PIOT: sagre, fiere e feste di paese. Sempre valido l'antico motto latino "panem et circenses".
"Facimme ammuina" dice la Sastri nello spettacolo "La storia bandita": cioè divertiamoci.


MANIFESTAZIONE IMPORTO
Possidente, La fagiolata 5.000
Avigliano, Piano del Conte: Il lavoro dei contadini 5.000
Lagopesole: Le notti di Federico 15.000
Avigliano, Possidente: Vicoli in arte 5.000
Avigliano: Teatrando d’estate 5.000
Avigliano: Sagra del Baccalà 15.000
Avigliano: Musica Live 5.000
Lagopesole: il teatro di Federico 5.000
Avigliano: corteo dei turchi 5.000
Lagopesole: Corteo storico alla corte di Federico II 10.000
Avigliano: Quadri plastici 10.000
Lagopesole: Corteo storico il Palio dei 3 feudi 10.000
Lagopesole: Babylonica 10.000
TOTALE 115.000

FONTE: BILANCIO PREVISIONE COMUNE AVIGLIANO 2010

giovedì 2 settembre 2010

Palermo, 3 Settembre 1982

"Quì è morta la speranza dei palermitani onesti".

Alle ore 21.15 del 3 settembre del 1982, la A112 bianca sulla quale viaggiava il prefetto gen. Carlo Alberto Dalla Chiesa, guidata dalla moglie Emanuela Setti Carraro, fu affiancata, in via Isidoro Carini, a Palermo, da una Bmw dalla quale partirono alcune raffiche di Kalashnikov AK-47 che uccisero il prefetto e la giovane moglie.

Nello stesso momento l'auto con a bordo l'autista e agente di scorta, Domenico Russo, che seguiva la vettura del prefetto, veniva affiancata da una motocicletta dalla quale partì un'altra raffica che uccise Russo.



"Mentre a Roma si pensa sul da fare, la città di Sagunto viene espugnata dai nemici [..] e questa volta non è Sagunto ma Palermo"

giovedì 26 agosto 2010

Lettera al CSM di un "cattivo" magistrato.

Cari colleghi,
sono un pubblico ministero della Direzione distrettuale antimafia di Palermo, poco noto, perché ho scelto di stare lontano dai riflettori. Oggi sento il bisogno di comunicarvi due o tre cose sul mio conto. Vivo scortato dal 1993 e a causa del mio impegno antimafia non ho visto crescere i miei figli. Un paio d’ anni fa ho inoltrato domanda per uno dei sei posti di Procuratore Aggiunto di Palermo. Il Consiglio Superiore della Magistratura ha ritenuto che fossi troppo “giovane” e mi ha escluso dal lotto dei possibili vincitori. Ma il Consiglio di Stato ha stabilito che anche a me spettavano i fatidici 6 punti per l’ anzianità di servizio, e ha annullato le delibere di nomina dei sei Procuratori Aggiunti.
Deliberando nuovamente nella seduta del 29 luglio (l’ ultima della consiliatura), il C.S.M., – non potendo più negarmi il predetto punteggio- mi ha ridotto enormemente quello (discrezionale) relativo al merito e alle attitudini, considerandomi un magistrato largamente insufficiente (5 punti su un massimo di 12).
Siccome non posso pensare che per 18 anni (sono entrato in Dda. nel 1992) mi sono stati affidati compiti delicatissimi e mi si è esposto a pericoli immensi solo perché la mia pelle è superflua, devo ritenere che tale valutazione sia profondamente ingiusta, considerato anche il fatto che finora, ad ogni progressione di carriera, avevo sempre riportato valutazioni estremamente lusinghiere.
Intendiamoci: io non credo che realmente il C.S.M. mi consideri un magistrato scarso (questo stesso Consiglio, in una precedente procedura concorsuale, per lo stesso posto, mi ha attribuito un punteggio di merito vicino al massimo assoluto). Molto semplicemente, la mia ingombrante presenza ostacolava la realizzazione di un piano programmato di nomine; il raggiungimento di tale obiettivo è stato perseguito anche a costo d’ infliggermi un’ umiliazione. Non mi resta, comunque, che prendere atto di una decisione che mi bolla come inadeguato a ricoprire incarichi di una certa delicatezza e responsabilità. Ritengo, pertanto, che la coerenza m’ imponga di dimettermi dalla Dda e affidare alle vostre riflessioni l’intera vicenda.

Gino Cartosio

Palermo, 30 luglio 2010

sabato 21 agosto 2010

mercoledì 18 agosto 2010

Erba di casa mia...



Erba di casa mia, mangiavo in fretta e poi correvo via....







sabato 14 agosto 2010

14 Agosto.


In alto, more. In basso, gelsi.

venerdì 13 agosto 2010

La storia bandita




Cinespettacolo "La storia bandita", parco storico rurale ed ambientale della Grancia. Brindisi di Montagna.
Tutti i Sabato e Domenica dal 7 Agosto al 12 Settembre, h. 21:00. Biglietto €18,00

Cucina lucana: la "ciambotta".

Ingredienti: pomodoro (meglio pomodorini), cipolle, peperoni, zucchine, patate. Fondamentale la salsiccia lucana conservata nello strutto (sugna).

sabato 7 agosto 2010

Ba.. Ba... Basilicata!

"Io non so perché tendo le mani
a queste nude colline
e poi più lontano, forse nel sole
ma qui ascolto voci all'infinito
qui lo scirocco ha sapore di spiaggia,
da bimbi si scrutava l'orizzonte
per cercare un lembo di mare.
Qui la tramontana dà fiato ai lupi
porta l'odore di resina dai pini
logorati di gelo, il pianto delle querce.
Qui confina il cielo e non sento
che sospiri profondi di libeccio
odoroso d'aria come di terra bagnata.
Qui nasce un mito qui muore
tra questi miei colli flagellati dal vento"
(M.Trufelli)




venerdì 6 agosto 2010

Vedi Napoli.











sabato 31 luglio 2010

Come abbellire una città.

Il Maestro Claudio Abbado sarebbe ritornato a dirigire l'orchestra del Teatro alla Scala di Milano se la città avesse piantato 90mila nuovi alberi. A quanto pare non si può fare. Non si possono piantare alberi in corso Buenos Aires: sotto c'è la metro. E si sa, gli alberi hanno le radici. Al sindaco Moratti e all'amministrazione comunale consiglio una gita a Praga: per iniziare a rendere più vivibile la città non bisogna necessariamente partire dagli alberi....