lunedì 28 dicembre 2009

Contro Facebook

L’amicizia al tempo di Facebook: non più una frequentazione continua fatta di serate, discussioni, reciproche consolazioni. Casomai, un dialogo virtuale fatto di battute tra individui che quando va bene si sono visti due volte. E allora: se abbiamo 768 «amici» su Fb, in che senso li abbiamo?

Se siete su Facebook, lo sapete già. E in questi giorni ne avete avuto la conferma. Quest’anno si sono fatti meno auguri a voce e per telefono e anche per e-mail; e tantissimi via social network, magari urbi et orbi. Ci sono stati meno incontri anche brevi per salutarsi. In compenso, nei momenti in cui si riusciva a tirare il fiato, si andava online. Per scambiare due chiacchiere con qualcuno che non fosse un cognato; per annunciare sul proprio status che si era mangiato troppo; per fare battute sugli ultimi strani eventi italiani; per rincuorare tutti, a metà pomeriggio del 25, con dei «forza e coraggio, tra poco è finita». Poi magari ci si è visti con gli amici. I soliti. Non quelli, magari centinaia, che abbiamo su Fb.

Non più legame affettivo e leale tra affini che fa condividere la vita e (nella letteratura classica) la morte. Assai più spesso, un contatto collettivo labile che fa condividere video di Berlusconi, Lady Gaga, Elio e le storie tese. Non più una frequentazione continua fatta di serate, discussioni, reciproche consolazioni. Casomai, un dialogo virtuale fatto di battute tra individui che quando va bene si son visti due volte. Poi ci sono i ragazzini che stanno crescendo insieme ai social network. Ma loro sono — in parte— un’altra storia.

L’amicizia si sta evolvendo, da relazione a sensazione. Da qualcosa che le persone condividono a qualcosa che ognuno di noi abbraccia per conto suo.
Eccoci sistemati tutti. Ecco perché, magari, dopo certi pomeriggi domenicali passati a chattare, non ci si sente appagati, casomai lievemente angosciati e col mal di testa.
«L’immagine del vero amico, un’anima affine rara da trovare e molto amata, è completamente scomparsa dalla nostra cultura».

Maria Laura Rodotà, Corriere della Sera, 27 Dicembre 2009


sabato 19 dicembre 2009

Ma voi, vi aspettavate una fine diversa?

Marinagri, la beffa del Dr. Cianfarini e “quella sporca dozzina

Lo svolgimento dell'udienza preliminare in cui erano imputati i signori Vitale (padre e figlio), il signor Viceconte ed il signor Lopatriello (meglio nota come udienza sul caso “Marinagri”) è davvero singolare, molto singolare. Succede che verso le undici inizia con la difesa degli imputati che chiede di procedere con il rito abbreviato. Il pubblico ministero (Vincenzo Capomolla) non si oppone ed il GUP (Gabriella Reillo) si prende un'ora per decidere. Intorno alle 12.00 accoglie l'istanza e apre il processo secondo la formulazione del “rito abbreviato”. Va via il Dr. Capomolla e viene sostituito, come PM, dal Dr. Alberto Cianfarini che compare dopo breve ricerca fra i magistrati disponibili. Pochi minuti e Cianfarini chiede il proscioglimento degli imputati. Proprio così, la pubblica accusa in un processo istruito dopo mesi d'indagini, centinaia di migliaia di pagine di atti, informative e risultanze investigative d'ogni genere, chiede il proscioglimento degli imputati. È talmente inverosimile che il signor Lopatriello, qualche ora fa, dichiarava in diretta radiofonica (Basilicata Radio Due) di aver commentato con il proprio legale: “ma, avvocato, ci stanno prendendo in giro?”. Infatti è davvero inverosimile che un magistrato si discosti dalla valutazione del proprio collega procuratore senza aver avuto nemmeno il tempo di sfogliare gli atti processuali. Come è inverosimile che un altro magistrato, la D.ssa Gabriella Reillo, decida per il proscioglimento così su due piedi. Allora, signori miei, forse è giunto il momento di tributare il giusto encomio a quella sporca dozzina di magistrati, avvocati, giornalisti e cittadini che hanno difeso il lumicino della legalità nel tifone che spazza i palazzi di giustizia di Basilicata e Calabria. Non ne hanno ricavato che ingiurie, minacce, ritorsioni e sbeffeggiamenti ma hanno dimostrato che la verità, la libertà e la giustizia sono costitutive dell'umano sino al sacrificio personale. Per meno, non varrebbe la pena nemmeno di alzarsi al mattino. L'assoluzione per i 4 imputati, paradossalmente, diventa la prova del favoreggiamento consumato da parte di Reillo, Capomolla e Cianfarini. Una vera e propria associazione per delinquere in vesti togate che offende l'ordinamento giudiziario e irride i cittadini inermi. Restano ancor più evidenti le responsabilità dei magistrati della Procura di Salerno che, informati il 1° luglio 2009 dell'esistenza di un piano articolato mirante all'annichilimento fraudolento dell'inchiesta “Toghe Lucane”, nulla hanno posto in essere per impedire il protrarsi, l'aggravarsi ed il ripetersi delle condotte delittuose che puntualmente si sono protratte, aggravate e ripetute. C'è ancora speranza? Certo, fintanto che resterà una sporca dozzina di uomini liberi e, consentano i lettori, timorati solo di Dio!
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mercoledì 16 dicembre 2009

Memoria del XVI Dicembre.

La piazza principale di Sant'Angelo è piazza XVI Dicembre. Per essere precisi è piazza XVI Dicembre 1857.
Quel giorno, poco dopo le 22:00, un terribile terremoto colpì Campania e Basilicata. I morti (stime approssimative) furono oltre novemila per la sola provincia di Potenza.
L'aviglianese venne risparmiato dal grave sisma. E il popolo di Avigliano si recò devoto al Santuario del Monte Carmine, eretto per ringraziare la Madonna di averli risparmiati in occasione del terremoto di 163 anni prima, perchè la Madonna ancora una volta li aveva protetti.
In ricordo della grazia ricevuta, fu fatto voto di fare del 16 dicembre, per tutto il territorio aviglianese, un giorno di rigoroso digiuno e di astinenza, di sospendere in quel giorno ogni lavoro manuale e di portare ogni anno in ricorrenza di quella data, per le vie del paese, in processione, la Statua della Madonna.
Anche oggi, come da tradizione, la comunità di Sant'Angelo è chiamata a partecipare alla processione e alla Santa Messa che verrà celebrata nel primo pomeriggio.
Ricordo ancora quando da piccolo mi occupavo di suonare la campana più piccola durante tutta la durata della processione. Compito molto ambito. In questa occasione suonava solo una campana e bastava un solo campanaro. Ad Agosto, alla festa patronale, veniva suonata anche quella più grande: erano necessari più bambini e bisognava coordinarsi. Oggi invece è tutto automatico, dal suono standard: sempre lo stesso rintocco. La campana piccola non suona più a distesa. E' fissa. Inizio anche io a rimpiangere i tempi andati. Sarà l'età che avanza?

martedì 1 dicembre 2009

Il coltello aviglianese

Spesso i colleghi al lavoro chiedono "perchè hai un coltello nella tasca posteriore?" Io rispondo che è per il fatto di essere aviglianese...

Il coltello di Avigliano, comunemente conosciuto come "balestra", impreziosito con decorazioni in argento e ottone che le conferivano un certo valore non solo artistico,ha identificato per tutto l'Ottocento e parte del Novecento il carattere fiero e risoluto del popolo aviglianese, come attestato in una lunga casistica di riscontri documentari.


Si comincia con la seicentesca Relazione Ardoini: "Sono uomini forti di temperamento che resistono al lavoro, e per li più bruni di faccia alti, e grossi di corpo e di statura, e di presenza fiera, massime perché quasi tutti vanno rasi in testa, e con li mostacci larghi all'usanza galeotta, che li rende d'horribile aspetto, benché dolci nell'operazioni".
E ancora: "Li maritato sono zelanti dell'honore né ivi si sentono quelli eccessi dishonesti di Melfi, e non timerono anticamente quei cittadini di tagliare il capo a lor Padrone Caracciolo e ponergliela alla finestra a causa d'havergli voluto toccare nell'honore delle donne".
La "balestra" è un'arma a tutti gli effetti, ed è già considerata -nell'ambito delle manifatture di ferro - oggetto di pregio. Per l'approvvigionamento dell'argento e dell'ottone destinati alla decorazione del manico del coltello gli armieri si rivolgevano agli orefici d agli ottonari
È evidente che un manufatto di tale pregio doveva necessariamente avere un costo alquanto elevato. Tuttavia, la committenza era costituita dal ceto contadino e artigiano, mentre veniva completamente snobbato dai civili e dai galantuomini.
La "balestra" era un'arma del popolo, pronta ad essere impiegata, a seconda delle circostanze, per la difesa o l'offesa tanto dagli uomini quanto dalle donne. Queste, la ricevevano come regalo di fidanzamento dal rispettivo promesso sposo per meglio difendere il proprio onore, perpetrando un'usanza molto sentita almeno fino ai primi decenni del '900.

Tratto da "Basilicata Regione Notizie" (Francesco Manfredi)

domenica 15 novembre 2009

APT: Basilicata in scena


Sto diventando comunista

AIUTO! STO DIVENTANDO COMUNISTA COME GIANFRANCO FINI!!!

In memoria di Vincenzo Verrastro


Beni confiscati alle mafie

«Con l'emendamento votato oggi al Senato che consente la vendita dei beni immobili confiscati alle mafie, viene di fatto tradito l'impegno assunto con il milione di cittadini che nel 1996 firmarono la proposta per la legge sull'uso sociale dei beni confiscati alla mafia e la loro restituzione alla collettività.
Il divieto di vendere questi beni è un principio che non può e non deve, salvo eccezioni, essere messo in discussione. Se l'obbiettivo è quello di recuperare risorse finanziarie strumenti già ce ne sono, a partire dal "Fondo unico giustizia" alimentato con i soldi "liquidi" sottratti alle attività criminali, di cui una parte deve essere destinata prioritariamente ai famigliari delle vittime di mafia e ai testimoni di giustizia.
Ma è un tragico errore vendere i beni correndo di fatto il rischio di restituirli alle organizzazioni criminali, capaci di mettere in campo ingegnosi sistemi di intermediari e prestanome e già pronte per riacquistarli, come ci risulta da molteplici segnali arrivati dai territori più esposti all'influenza dei clan.
Facciamo un appello a tutte le forze politiche perché questo emendamento, che rischia di tradursi in un ulteriore "regalo" alle mafie, venga abolito nel passaggio alla Camera».


Luigi Ciotti
Presidente di Libera

martedì 20 ottobre 2009

Esselunga, chiesta l' archiviazione 'La cassiera non subì mobbing'

NON è mai stata picchiata. Non ha subito mobbing. Non le è mai stata negata la pausa per andare in bagno. Non si è mai fatta la pipì addosso. La procura di Milano ribalta il caso della cassiera dell' Esselunga, che tra febbraio e marzo del 2008 suscitò l' indignazione di sindacati, consumatori, associazioni e partiti di sinistra, al punto che ci fu chi candidò la donna all' Ambrogino d' oro. Il pubblico ministero Piero Basilone chiede l' archiviazione dell' inchiesta: «Dagli accertamenti è emerso un quadro psicologico (certamente patologico) di pregressa e grave sofferenza che, con grande misura e con tutto il rispetto per la vittima, non può certo essere del tutto trascurato in una doverosa, attenta considerazione dell' intera vicenda». Ora sarà il giudice per le indagini preliminari Maria Grazia Domanico a decidere se archiviare il fascicolo. Inizialmente, al momento della denuncia, la cassiera sembrava credibile. Diceva di essere stata picchiata da uno sconosciuto nello spogliatoio del supermercato di viale Papiniano. Una punizione per aver denunciato un caso di mobbing un mese prima, quando aveva detto di essersela fatta addosso perché non aveva avuto il permesso di andare in bagno. La donna, italoperuviana, oggi 45enne, raccontava che il suo aggressore, tenendole la bocca tappata e tirandola per i capelli le aveva sbattuto più volte la testa contro gli armadietti. «Mi ha riempito di calci e pugni e infine mi ha spinto la testa nel water, urlandomi "piscia, piscia"», riferì la donna, che presentò denuncia contro ignoti, forte di un referto che riscontrava un trauma cranico-facciale, una distorsione cervicale, numerosi ecchimosi agli arti inferiori e una contusione al braccio destro. Nel registro degli indagati furono iscritti il direttore del supermercato, la vicedirettrice, un addetto alla sorveglianza e la capocassiera. Il pm ordinò una perizia per verificare lo stato di salute mentale della donna. E cominciò ad approfondire. La pausa negata per il bagno? La circostanza non risulta confermata da una collega che, scrive Basilone, «ha espressamente dichiarato di aver controllato la sedia della Bolognesi e il pavimento e di aver riscontrato che la postazione non era bagnata». Poi ci sono le contraddizioni tra il racconto della cassiera e le testimonianze dei colleghi. Alla fine il pm esclude il reato di lesioni colpose anche perché la malattia diagnosticata alla donna come effetto dell' episodio di mobbing «è insorta prima di quella data e non è certamente conseguenza del ritardo della donna a recarsi in bagno». Quanto all' aggressione, per il pm «le lesioni riscontrate, conseguenti a quella aggressione, paiono astrattamente compatibili con la ricostruzione dell' evento fatta dalla persona offesa». Il quadro, però, cambia con gli accertamenti. Il pm ipotizza che l' autore del pestaggio possa essere il sorvegliante, l' ultimo a vederla, mandato dalla vicedirettrice. Tra i due, però, non emergono contatti telefonici. Del resto, la vittima dà nel corso delle indagini due versioni diverse dell' aggressione: dice di essere stata sbattuta prima contro il water e poi contro gli armadietti degli spogliatoi. Questa e altre incongruenze, oltre agli episodi di autolesionismo emersi dal passato clinico della donna, hanno persuaso il pm dell' inattendibilità della sua denuncia. Incredula Roberta Musu, la sindacalista della Uil che ha raccolto la denuncia della cassiera. «Io l' ho vista, quando è stata picchiata: se è riuscita a farsi da sola quello che aveva, tanto di cappello...». -

domenica 11 ottobre 2009

La politica estera dell'Italia.

L’Italia che vorrebbero i cristiano-democratici, il partito di Ange­la Merkel, «è quella che nel 1983 fu deci­siva affinché la Germania accettasse i missili Cruise e Pershing sul suo territo­rio», scelta che si rivelò di importanza storica. L’Italia che vorrebbero i socialde­mocratici, l’altro grande partito popola­re tedesco, «è quella che apprezzava la Ostpolitik di Willy Brandt e proponeva idee per l’Europa». La vorrebbero — di­ce il diplomatico berlinese — ma da pa­recchio tempo raramente la trovano quando sono in gioco grandi questioni. Vista da Berlino, Roma non sembra inte­ressata alla politica estera e, quando lo è, è confusa. «Nei nuovi equilibri internazio­nali, l’Italia pesa meno che ai tempi della Guerra Fredda — dice un altro diplomatico — Questo però è un fat­to strutturale, dato dall’emergere di nuo­ve potenze, che in parte vale anche per la Germania. Ma carte da giocare, soprattut­to in Europa, ne ha molte. Se vuole». «I rapporti che in questo campo c’erano un tempo sono svaniti — dice Klaus Neu­bert, ex ambasciatore tedesco a Roma— Prima si è disintegrata la Dc, con la sua idea di Paese. Poi è successa la stessa co­sa con la sinistra italiana. Sono venuti meno i pilastri europeisti, non sostituiti. E per la Germania è un problema».

In Europa, in questo momento, Berli­no si sente paradossalmente più isolata di prima. L’asse con Parigi resta centrale, ma Nicolas Sarkozy è visto come un lea­der che cambia bicicletta a seconda del­l’utilità. A Londra, Gordon Brown è in difficoltà e il suo probabile successore, il conservatore David Cameron, sembra preparare il filibustering contro la Ue. Un rapporto stretto con l’Italia sui temi europei sarebbe dunque apprezzato. «Ma il vostro governo è partito con gran­di ambizioni di politica estera — sostie­ne un ex ministro tedesco — Voleva subi­to entrare nel gruppo 5+1 che tratta con l’Iran, non c'è riuscito e da allora non si è capito più niente».

L’eccentricità di Berlusconi e il machi­smo dei dibattiti nazionali sono sottoli­neati. Pochi giorni fa, il quotidiano di centrosinistra Süddeutsche Zeitung nota­va che la Germania sarà governata da una donna (Merkel) e da un uomo di­chiaratamente gay (Guido Westerwelle): «Sarebbe impossibile in Italia», chiosa­va. «Ma il vostro è un Paese pieno di sor­prese — sorride un diplomatico — Tra l'altro, too big to fail », troppo grande per finire nel pozzo. In ogni caso, non sarà la Germania a spingerlo.

C'è un grave ritardo, per non parlare d'inerzia, nel modo in cui l'Italia reagisce all'emergere della nuova architettura glo­bale », dice Charlie Kupchan, già diretto­re degli Affari europei nella Casa Bianca di Bill Clinton, ora al Council on Foreign Relations e molto vicino all'Amministra­zione Obama. «Non è una questione solo italiana — precisa —, tutti i governi d'Eu­ropa sono ripiegati verso le rispettive si­tuazioni interne, vuoi a causa di coalizio­ni eterogenee, vuoi per la presenza di pro­fonde divisioni nell'elettorato. Sembrano avere poco tempo per pensare alle grandi questioni del momento, come l'Afghani­stan, i rapporti con la Cina, l'Iran. Assi­stiamo di fatto a una rinazionalizzazione della vita politica. Nel caso dell'Italia, ciò viene amplificato dalla specifica situazio­ne di Berlusconi, il quale a mio avviso ha fin qui sprecato le opportunità che gli ha offerto l'elettorato, nel 2001 e nel 2008: non ha speso il capitale politico che ave­va a disposizione». Kupchan ammette che l’Europa ha un «problema struttura­le », di fronte ai grandi smottamenti in corso nel quadro geopolitico del pianeta.

Ma l'handicap strutturale per Kupchan non spiega tutto: «L'economia italiana ha bisogno di una drastica mo­dernizzazione, riforme sono necessarie in molti campi, pensioni, ricerca, tasse. E c'è un lavoro immenso, soprattutto a sini­stra, quanto alla ricostruzione di coalizio­ni politiche omogenee. Detto altrimenti: o si adegua alle realtà e alle sfide del XXI secolo, o la diminutio già in corso subirà un'ulteriore accelerazione».

(tratto da Corriere della Sera del 5 Ottobre, vari articoli)

domenica 20 settembre 2009

Contro Farouk Hosni all'UNESCO.

L' uomo che con ogni probabilità guiderà per i prossimi 10 anni l' Unesco, Farouk Hosni, ha chiesto scusa per aver detto nel maggio del 2008, nella sede del Parlamento egiziano, di voler «bruciare» personalmente i libri israeliani nelle librerie del Cairo. Ma non c' è mai stato bisogno del rogo vero e proprio. I libri israeliani e «sionisti», in tutti gli anni in cui Hosni è stato ministro della Cultura, sono stati messi al bando, censurati, cancellati anche senza il bagliore delle fiamme. Gli scrittori israeliani, regnante Hosni, non hanno mai potuto mettere piede alla grande Fiera del libro del Cairo. Le fanfare dell' accoglienza hanno suonato piuttosto per Roger Garaudy, il negazionista francese secondo il quale «gli ebrei hanno inventato l' Olocausto per il loro tornaconto politico ed economico» e che Hosni ha personalmente invitato nel 1998 con grande enfasi in Egitto dopo che la Francia aveva condannato le sue tesi antisemite. Il governo italiano è convinto che le scuse di Hosni siano sufficienti. E che il suo curriculum culturale e istituzionale dimostri la piena idoneità del candidato egiziano a dirigere un importante organismo internazionale che per conto delle Nazioni Unite dovrà conservare e tutelare il grande patrimonio culturale dell' umanità, nonché promuovere i valori della tolleranza e del dialogo. Forse è vero che la smania censoria di Hosni non sia specificamente diretta contro gli ebrei e gli israeliani. Sotto il suo dispotico regno culturale la mannaia della censura ha infatti colpito massicciamente e indiscriminatamente, come ha documentato Foreign Policy, tutti e non un clan di burattini manovrati dal «sionismo». Il divieto si è abbattuto per esempio su Lolita di Nabokov, su L' insostenibile leggerezza dell' essere di Milan Kundera, sul Codice da Vinci di Dan Brown (questo sì per non meglio precisate implicazioni «sioniste»), sul Saggio su Maometto di Maxime Rodinson, sulle poesie medievali dell' arabo Abu Nuwas («troppo sensuali», Hosni nel gennaio del 2001), perfino sul premio Nobel Naguib Mahfuz, di cui Hosni ha chiesto l' espulsione dall' Unione degli scrittori egiziani perché «colpevole», ricorda Giulio Meotti sul Foglio, di aver visto tradotte alcune sue opere in Israele e per questo bollato come un «apostata» dai fanatici fondamentalisti. Perché è vero che la censura di Hosni, probabile prossimo tutore del patrimonio culturale universale, si esercita erga omnes, ma quando coinvolge gli ebrei e Israele, si esercita con più intensa passione. Hosni ha vietato la circolazione in Egitto di Zorba il greco, ma le forbici della censura hanno colpito soprattutto Schindler' s List di Spielberg («troppe uccisioni» fu il suo secco giudizio, riportato ancora una volta da Meotti) e tutti, tutti i film israeliani giacché, parole di Hosni, proiettarli «equivarrebbe ad accettare la normalizzazione dei rapporti con Israele, cui noi ci opponiamo fermamente». Perché Hosni, malgrado l' opinione dei suoi sponsor che lo vorrebbero al vertice dell' Unesco, si è sempre proclamato irriducibile nemico della «normalizzazione» proprio in un Paese, come l' Egitto, che ha invece «normalizzato» dopo Oslo i suoi rapporti con Israele, pagando un prezzo altissimo, a cominciare dall' assassinio di Sadat che aveva siglato la pace di Camp David. Ma Hosni, come ha ripetutamente documentato l' Anti-Defamation League, ha sempre ritenuto che «l' odio per Israele è nel nostro latte materno». Nel 2001, in un' intervista a al Kasat, ha ribadito la sua totale ostilità per gli israeliani: «Rubano tutto, il patrimonio musicale, il cinema e anche i vestiti, per questo vanno ricambiati con lo stesso livello di odio». Odio, odio e ancora odio. Una volta Hosni ha accusato i media internazionali di essere nelle mani «degli ebrei»: non risulta che abbia mai chiesto scusa. Mentre censurava libri, film, opere teatrali, poesie medievali, concerti (anche la cancellazione di un concerto di Daniel Barenboim è all' attivo del ministro della Cultura egiziano) ha fattivamente promosso la traduzione in arabo dei Protocolli dei savi anziani di Sion, il celeberrimo falso che ha nutrito senza requie le fantasie paranoiche dell' antisemitismo sotto ogni latitudine. E che i Protocolli rappresentino un testo chiave dell' immaginario psicologico e culturale del probabile prossimo responsabile dell' Unesco lo dimostra l' entusiasmo proselitistico con cui Hosni ha promosso la messa in onda per la televisione egiziana Dream tv del serial Cavaliere senza cavallo, la cui trama è ostentatamente ricalcata proprio sullo schema narrativo dei Protocolli. Del resto, nel 1988 è stato proprio Hosni a lanciare, scrive Meotti, l' opera teatrale Oh Gerusalemme dove si «incitava all' uccisione di ebrei e alla liberazione della città santa». «Quando i Protocolli dei Savi di Sion furono scoperti cento anni fa, l' establishment sionista internazionale cercò di negare il complotto» è sempre Hosni a parlare. Un' ossessione. Una fissazione non mitigata sinora da nessuna scusa, sebbene tardiva. Per questo, per il candidato al vertice dell' Unesco, «la cultura israeliana è disumana, aggressiva, razzista e arrogante, basata sul furto dei diritti altrui». Per un uomo che si accinge, con il consenso di molti governi occidentali tra cui quello italiano, ad occuparsi della difesa della cultura e della tolleranza, queste dichiarazioni suonano un po' paradossali. E nemmeno attenuate da qualche imbarazzata marcia indietro. Ma l' Unesco, per i prossimi dieci anni, sarà con ogni probabilità rappresentata da lui.

PIERLUIGI BATTISTA, Corriere della Sera, 9 Settembre

Sullo stato della giustizia in Basilicata.

Annunziata Cazzetta (Sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Matera) indaga su Luigi De Magistris (all'epoca Sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Catanzaro) che indaga su Giuseppe Chieco (Procuratore Capo della Repubblica presso il Tribunale di Matera).


Giuseppe Chieco parlando (in Procura) con Salvatore Colella (Sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Matera) lo invita a evitare di procedere formalmente nei confronti dell'indagato Michele P. perché è una brava persona. Di fronte al diniego deciso di Salvatore Colella, monta in bestia e rifiuta di sottoscrivere l'ordinanza di perquisizione predisposta dal Sostituto. Quando verrà eseguita la perquisizione (firmata dal solo Colella) gli uffici risulteranno "svuotati". La ricevuta del regalo per la laurea della figlia di Giuseppe Chieco, pagato dal signor Michele P., risulta agli atti del procedimento "Toghe Lucane".

Nicola Buccico (avvocato, ex membro del CSM, ex senatore, indagato di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione in atti giudiziari insieme con Giuseppe Chieco ed altri) nell'interrogatorio reso a Vincenzo Capomolla (Sostituto Procuratore della Repubblica applicato presso il Tribunale di Catanzaro in sostituzione di Luigi De Magistris), dichiara che "i magistrati sono tutti malati mentali" e, rivolto a Capomolla, aggiunge "non so se lei fa eccezione". La domanda appare quantomeno indelicata e resta senza risposta!

M.A. dichiara che, con Nicola Buccico e Giuseppe Chieco, si recarono da Angelo Onorati (Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Matera) e gli chiesero di procedere a dissequestrare un'emittente privata il cui sequestro era stato disposto dalla Procura della Repubblica di Potenza. Secondo il racconto di M.A., Onorati avrebbe risposto che non aveva ancora visto gli atti ma che appena li avesse ricevuti (da Potenza) avrebbe disposto il dissequestro. Cosa che effettivamente fece. M.A. venne convocato per rendere interrogatorio a Catanzaro da Luigi de Magistris. Appena rientrato a Matera venne convocato dalla Squadra Mobile di Matera su delega di Annunziata Cazzetta. Gli chiesero cosa gli avesse chiesto Luigi De Magistris nell'interrogatorio reso pochi giorni prima a Catanzaro.

La Guardia di Finanza di Matera, deposita presso la Procura della Repubblica di Matera l'informativa conclusiva delle indagini delegategli da Giuseppe Chieco nel Procedimento Penale n. 2070/03. Chieco trasferisce l'informativa in altro procedimento sorto anni dopo il 2070/03 sottraendo un fondamentale documento d'indagine e favorendo l'archiviazione del procedimento penale 2070/03. Annunziata Cazzetta aveva chiesto il rinvio a giudizio per tutti gli oltre trenta indagati ma, davanti al Gip, cambiò idea associandosi alla richiesta dei difensori (fra questi Nicola Buccico). Vale appena il caso di ricordare che verso la fine di dicembre 2006, Buccico e Cazzetta si incontrarono nella stanza del magistrato e, come rivela Buccico, in un colloquio del gennaio 2007 tra lui e Giuseppe Galante (Procuratore Capo presso la Procura della Repubblica di Potenza), registrato da Claudia De Luca (sostituto Procuratore presso la Procura della Repubblica di Potenza), parlarono proprio del Procedimento 2070/03.

Annunziata Cazzetta dispone l'intercettazione delle telefonate in uscita ed in entrata sull'utenza telefonica mobile del Capitano dei CC Pasquale Zacheo, delegato da Luigi De Magistris per le indagini a carico dei magistrati del distretto giudiziario di Basilicata. Il Gip Angelo Onorati le autorizza. Nelle conversazioni telefoniche trascritte e conosciute tanto da Cazzetta che da Onorati, ve ne sono alcune fra Zacheo e De Magistris in cui il capitano riceve disposizioni d'indagine e discute di alcune notizie di reato ipoteticamente riferibili agli stessi Cazzetta e Onorati, nonché e Chieco, Buccico ed altri. Nonostante il palese conflitto d'interessi, Cazzetta continua a chiedere proroghe delle intercettazioni ed Onorati continua a concederle. Entrambi continuano ad essere informati sulle indagini condotte a loro carico; per mesi (e forse anni).

Annunziata Cazzetta, circostanza resa nota agli organismi giudiziari competenti in sede penale e disciplinare, dichiara ripetutamente ed in diverse udienze, che non esiste una "grave inimicizia" nei confronti del "Piccenna". Le affermazioni sono mendaci come risulta da alcune dichiarazioni scritte, a firma della stessa Annunziata Cazzetta, in cui afferma di aver querelato "Piccenna".


Queste e moltissime altre gravi evidenze probatorie degli abusi e delle violazioni attualmente in essere nei palazzi della giustizia del Distretto Giudiziario di Basilicata, così numerose da giustificare pienamente la celeberrima affermazione: “La Grande Bugia è una bugia così enorme da far credere alla gente che nessuno potrebbe avere l’impudenza di distorcere la verità in modo così infame” - (Adolf Hitler, “Mein Kampf”); richiedono che si affronti compiutamente quanto emerso dall'inchiesta "Toghe Lucane".


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venerdì 11 settembre 2009

Io non ci sto! Resistere, resistere, resistere!

Io non ci sto!
Così disse Oscar Luigi Scalfaro nel 1993 in un messaggio a reti unificate. Precisamente disse "A questo gioco al massacro io non ci sto".
"Ai guasti di un pericoloso sgretolamento della volontà generale, al naufragio della coscienza civica nella perdita del senso del diritto, ultimo, estremo baluardo della questione morale, è dovere della collettività resistere, resistere, resistere come su una irrinunciabile linea del Piave". Era il 2002 e così Francesco Saverio Borrelli chiudeva la relazione in occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario.

E' questo l'atteggiamento che spero abbiano i lucani nei confronti della sanità che li costringe ad emigrare.
Mi chiedo perchè mio padre debba essere costretto ad essere operato all'Istituto Nazionale Tumori di Milano invece che al San Carlo di Potenza o al CROB di Rionero in Vulture.
Correttamente la Regione Basilicata invita le donne a controlli mammografici e gli uomini a controllare il colon. Si chiama prevenzione. E perchè poi alla prevenzione non deve seguire una corretta cura?
In questi due anni al San Carlo una volta hanno perso i referti, una volta si sono dimenticati che dovevano fare una colonscopia. "Professore, cosa ci fa lei quì?" Forse voglio sapere quando mi fate questo benedetto esame?
Ma non sono gli unici casi. Perchè un mio amico mi deve scrivere, andando a trovare la madre ricoverata: "Tutte a me capitano. Ho trovato mamma viola e tutta tremantee vuoi sapere perchè? Perchè le hanno tolto la mascherina dell'ossigeno e messo gli occhialini per farla mangiare e nessuno si è accorto che il filo era staccato dall'erogatore dell'ossigeno. Cose da pazzi"?
Perchè il medico che la riceve al Pronto Soccorso non si deve segnare a quale antibiotico è allergica? Perchè le danno proprio quell'antibiotico e deve essere il figlio -per caso- ad accorgersene?
Il CROB di Rionero, come l'Istituto Tumori di Milano è un IRCCS. Il San Carlo di Potenza è stato uno dei primi nel centro Sud ad avere l'elisoccorso. Ora anche attrezzato per il volo notturno. Eppure il 118, con entusiasmo chiamato Basilicata Soccorso, non è dislocato sul territorio. Siamo ben lontani dal 118 piemontese che viene portato a modello per come si organizza il servizio di emergenza urgenza sul territorio. Le ambulanze partono da Potenza! Che in un territorio montuoso e dai collegamenti non certo eccellenti significa perdita di tempo.

Ed io allora non ci sto! Non ci sto a che la politica metta le mani sulla sanità lucana solo per il proprio tornaconto personale. Non ci sto, non lo tollero questo stato di cose. Invito i lucani a resistere resistere resistere. Sono loro a doverne chiedere conto a quelli che hanno votato.

giovedì 10 settembre 2009

Ora di religione.

Puntuale ogni anno, ad ogni inizio di anno scolastico o durante l'Estate (per riempire i giornali) si parla dell'ora di religione nelle scuole.
La proposta è sempre la stessa: farla diventare ora di storia delle religioni.
Da cattolico sono contrario all'insegnamento del Catechismo a scuola. Non lo trovo luogo adatto. Eppure non posso fare a meno di far notare che:
l'ora di religione è precisamente ora di IRC, ovvero Insegnamento Religione Cattolica. Per quale motivo dovrebbe essere ora di storia?
E' il Concordato sottoscritto fra Stato e Chiesa a prevederlo. Come prevede che l'insegnante sia scelto dal Vescovo e non dalla scuola. Così è. Piaccia o non piaccia. E fino a quando sarà in vigore questo Concordato queste sono le regole e vanno rispettate.

lunedì 7 settembre 2009

Uh ah ah ah

MI RISERVO DI RISPONDERE ANCORA UNA VOLTA CON UNA LETTERA A QUANTO LEGGERETE DI SEGUITO. SOLO UNA COSA SOTTOLINEO SUBITO: GIUDIZIO POSITIVO? MI PARE IL MINIMO. E' DE FILIPPO CHE HA FIRMATO!

(AGR) - Giudizio positivo sul Contratto di servizio che la Regione Basilicata si appresta a sottoscrivere con Trenitalia, ma resta ancora da sciogliere il nodo degli investimenti dello Stato per migliorare la qualità dei trasporti in Basilicata.
E’ quanto ribadito questa mattina dal presidente della Regione, Vito De Filippo, durante il collegamento in videoconferenza nell’ambito della “Giornata del Trasporto Ferroviario Regionale”, organizzata da Ferrovie dello Stato alla presenza del ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture, Altero Matteoli.
“Il Contratto di servizio – ha affermato De Filippo – ha aperto una nuova e costruttiva relazione con Trenitalia, per contribuire a dare servizi di qualità ai cittadini lucani con la previsione di penali e il rinnovamento totale del parco rotabile, attraverso l’acquisto di nuove vetture e la ristrutturazione dei mezzi in dotazione.
Con una corsa istituita per ora solo su gomma, i lucani – ha detto De Filippo – sono in condizione di raggiungere Napoli e utilizzare l’Alta Velocità in coincidenza con la “Freccia Rossa”; l’aggiunta di due treni veloci, inoltre, potenzia la linea Potenza-Foggia e incrementa il collegamento con la direttrice adriatica. E’ già qualcosa ma non è sufficiente per rompere lo storico isolamento della Basilicata”.
De Filippo ha sollecitato al ministro Matteoli il completamento della Matera-Altamura e della Ferrandina-Matera e l’adeguamento della linea Potenza-Foggia. “La Regione – ha rimarcato il presidente - considera il tema trasporti essenziale per il suo futuro e lo sostiene con consistenti risorse rivenienti da fondi propri e dal Par-Fas. Già nel 1902 la carenza infrastrutturale della Basilicata fu segnalata dall’allora presidente del Consiglio Zanardelli. E’ dovere dello Stato e degli amministratori locali affrontare e risolvere l’annosa questione”.

sabato 5 settembre 2009

Fuga anticipata delle rondini tradite dal clima impazzito



MILANO - A settembre, in un tempo che ormai ci pare lontano, era normale vedere i prepa­rativi che le rondini facevano in previsio­ne del lungo viaggio che le avrebbe ripor­tate in Africa a svernare. C’era il richiamo e l’addestramento al loro primo viaggio dei nuovi nati; c’era il riunirsi in stormi vieppiù consistenti. I raduni premigrato­ri, li chiamavano gli esperti. Ma, a parte questi, chi ancora s’accorge, e forse addi­rittura ha nostalgia, dell’immagine bella di quell’affollarsi di rondini una volta consueta e ormai così rara? Quante sono, al giorno d’oggi, le persone che, per sensibilità e soprat­tutto per l’esperienza acquisita in tem­pi lontani, sa ancora percepire e legge­re i tanti piccoli segni — segni spesso d’allarme — che l’ambiente costante­mente ci invia?

In molte zone del nostro Paese sono, per esempio, scomparsi gli usignoli. Era una gioia sentirne il canto notturno bello e toccante. E chi ancora ha memoria dei concerti, pure notturni, dei grilli, o di quelli diurni delle cicale? Eppure i segnali sono, o almeno sareb­bero, chiari e forti, e proprio le rondini, al proposito, avrebbero molto da raccon­tarci. Perché loro sono animali straordi­nariamente specializzati. Anche se il de­clino di questi un po’ magici uccelli è ini­ziato ormai da molto tempo (e la Lipu, la lega italiana protezione uccelli, non ha mai smesso di allertarci) credo che tutti sappiano che le rondini si nutrono volan­do, tenendo il loro grande becco — una trappola naturale — ben spalancato. Eb­bene, se gli insetticidi hanno fatto fuori la maggior parte degli insetti volanti, op­pure, quelli rimasti, li hanno resi veleno­si, per le rondini c’è ben poco da fare. E lo stesso può dirsi per le loro notturne controfigure, i pipistrelli. Le rondini, ho scritto prima, sono ani­mali specialisti: hanno cioè messo a pun­to, nei tempi lunghi della loro evoluzio­ne, un raffinato, talora pressoché perfet­to, modo di stare al mondo, adattandosi a un tipo di ambiente prevedibile e stabi­le. E ho scritto «i tempi lunghi della loro evoluzione», perché si tratta di evoluzio­ne biologica, un processo che appunto è sempre lentissimo.

Ma ecco allora dove sta il problema: ebbene, il problema sta in noi, in noi Homo sapiens, una specie che, piuttosto straordinariamente, è in grado di cambiare il suo comportamen­to non per evoluzione biologica, ma cul­turale. Il che significa, tra l’altro, il saper de­terminare — e sempre più col passare del tempo — anche repentini cambia­menti ambientali. Così i cosiddetti am­bienti stabili e prevedibili, essenziali per l’evolversi degli specialismi biologi­ci, la smettono di essere tali. E gli ani­mali specialisti, come le rondini e i pipi­strelli, se ne vanno decisamente in cri­si. È la biologia, in parole povere, che non tiene il passo, sempre più rapido della nostra, spesso sconsiderata, evolu­zione culturale. Ecco allora che questo nostro tempo, che poi è tempo di crisi ecologica, segna il trionfo di quelle specie che sono l’op­posto degli specialisti, e cioè gli animali detti generalisti. Sono specie adattate a vivere in ambienti instabili e pertanto scarsamente prevedibili oppure, addirit­tura, a vivere la vita avventurosa degli animali colonizzatori. Specie, insomma, che in un modo o nell’altro se la cavano sempre. Furbe e opportuniste, con po­che regole scritte nel loro Dna e invece con raffinate capacità di apprendimento. Specie che, un po’ eufemisticamente, vengono denominate «problematiche», quali i topi e i ratti, i colombi, gli scara­faggi, anche i cinghiali, in un certo sen­so. Ebbene, queste specie, generalmen­te, occupano gli spazi lasciati liberi dagli specialisti sconfitti banalizzando così i differenti ambienti, un tempo ricchi dei cosiddetti «endemismi». Forme cioè che si trovavano, rendendoli l’uno dall’altro unici, ciascuna in un ambiente particola­re. Adatte ad esso e ad esso soltanto.

C’è, infine, un altro segnale che l’am­biente ci manda: la presenza di tantissi­me specie esotiche, installatesi perché sfuggite alla cattività o, peggio ancora, perché rilasciate per scopi venatori o di pesca. Che ci fanno, per esempio, i va­riopinti pappagalli che volano tra le pal­me di Palermo, di Genova, di Roma e di altre nostre città? E che ci fa nei nostri maggiori corsi d’acqua il siluro del Da­nubio, un gigantesco pesce-gatto? Ecco allora che, in questi casi, peraltro assai frequenti, la banalizzazione addirittura si internazionalizza e noi possiamo par­lare, a pieno titolo, di globalizzazione zoologica.

Danilo Mainardi, Corriere della Sera
04 settembre 2009


NOTA A MARGINE.
Qualcuno dice a mia madre che non deve distruggere i nidi che le rondini fanno sotto il cornicione di casa?


mercoledì 26 agosto 2009

Costo della vita: classifica Altroconsumo.


Costo della vita meno caro al Sud? Ecco la classifica di Altroconsumo di Ottobre 2008 con il confronto dei prezzi di 44 città. Fatto 100 l'indice di convenienza, al Centro Sud la spesa costa in media fra il 20 ed il 30 per cento in più.

martedì 25 agosto 2009

L'ex colonia e i nostri doveri di dare asilo

Due punti non dovrebbero essere in discussione: la moderna tratta degli schiavi tra la Libia e l’isola di Lampedusa va interrotta; non per questo i naufraghi che sfuggono al pattugliamento, chiunque siano, possono essere lasciati morire in mare. La storia della tragedia del Canale di Sicilia è ancora da scrivere; di certo emergono— e non per la prima volta— pesanti responsabilità di marinai maltesi.

C’è però un aspetto ineludibile, che ci riguarda. Se c’è un popolo che noi italiani abbiamo il dovere storico e morale di soccorrere, è il popolo eritreo. Perché della storia e dell’identità italiana, di cui finalmente si discute senza pregiudizi, gli eritrei fanno parte da oltre un secolo; così come noi apparteniamo alla loro, al punto da averla plasmata. Il nome stesso — Mar Eritreo era per i greci il Mar Rosso—fu suggerito a Francesco Crispi da Carlo Dossi, capofila della scapigliatura lombarda e collaboratore dello statista siciliano. Ma l’Eritrea è se possibile qualcosa di più della prima colonia italiana; senza l’intervento del nostro esercito e della nostra amministrazione, forse non sarebbe mai esistita come unità politica e culturale, e le tribù che abitavano l’altopiano sarebbero rimaste per sempre alla mercé dell’impero abissino.

Proprio questo legame particolarissimo consentì agli eritrei di godere solo dell’aspetto positivo del colonialismo— il centro dell’Asmara è una vetrina dell’architettura italiana della prima metà del Novecento, mentre la ferrovia Massaua-Asmara fu distrutta dai bombardamenti inglesi —, e di evitare le pagine nere, dalla repressione in Libia ai bombardamenti sull’Etiopia. Ma è soprattutto la fratellanza d’armi ad aver coniato tra i due popoli un vincolo di solidarietà, che in questi giorni dovrebbe morderci la coscienza. I prigionieri di Adua, cui il negus fece tagliare il piede destro e la mano sinistra in quanto sudditi ribelli, rei di aver combattuto accanto agli italiani. I centinaia di militi ignoti sepolti nel cimitero di guerra di Cheren, dove avevano resistito agli attacchi britannici. Il libro di Montanelli, intitolato appunto XX battaglione eritreo.

Il sacrificio di migliaia di ascari, da quelli del 1896 ai loro nipoti che ancora dopo la resa del Duca d’Aosta all’Amba Alagi continuarono a combattere nelle bande irregolari di Amedeo Guillet, l’ultimo eroe d’Africa. E la traccia che di tutto questo è rimasta nella cultura collettiva: gli acquerelli di Caccia Dominioni, i fez rossi sulle copertine della Domenica del Corriere, le fotografie degli sciumbasci— gli ufficiali indigeni — in gita premio nella Roma del 1912, accolti alla stazione Termini dalla folla entusiasta (e rivisti nella recente mostra al Vittoriano). Una memoria che non va confusa con le disavventure del regime fascista, ma affonda le sue radici nell’Italia risorgimentale e porta frutti ancora oggi.

Basta sbarcare all’Asmara per toccare con mano il profondo legame che ancora unisce gli eritrei all’Italia, dai caffè ai modi di dire, dall’urbanistica alla toponomastica, che celebra nomi in Italia dimenticati, i testimoni antichi del nostro mal d’Africa cui erano dedicati i battaglioni eritrei: il primo, contrassegnato dal colore rosso, intitolato a Turitto; il secondo, azzurro, a Hidalgo; il terzo, cremisi, a Galliano; il quarto, nero, a Toselli. Da quasi vent’anni, come ha documentato sul Corriere Massimo A. Alberizzi, l’Eritrea è schiacciata dal tallone di Afeworki, l’uomo che parve un liberatore e si è rivelato un aguzzino del suo popolo, sfiancato da una guerra impari con l’Etiopia. È normale che, alla ricerca di un Paese d’asilo, gli eritrei guardino all’Italia, dove già vive una comunità molto attiva.

Salire sulle imbarcazioni degli scafisti criminali non può essere il modo di raggiungere le nostre coste. Così come è indispensabile che il governo prosegua nella politica di collaborazione con la Libia, che palesemente deve coinvolgere anche le autorità maltesi. Questo non ci esime dal dovere di accordare soccorso e, se del caso, asilo; tanto più se alla deriva sono i discendenti dei nostri antichi fratelli d’arme.

ALDO CAZZULLO, CORRIERE DELLA SERA, 22 AGOSTO 2009

sabato 22 agosto 2009

Mafia in Basilicata?

Caro Santoro, la Basilicata non è terra di mafia, n'drangheta o camorra? Il Quotidiano della Basilicata insiste con il mito della Lucania felix? Nessuno, chiedo, ha letto, il libro di don Marcello Cozzi?

RISPOSTA DI SANTORO

Che la Basilicata sia terra di mafia oppure no, non tocca certo a me
dirlo. Io mi occupo di politica: racconto la cronaca. Per quanto
riguarda il ragionamento sulla visita di Napolitano - che suppongo abbia
motivato la sua lettera - io ho riportato il ragionamento del Quirinale.
Evidentemente il Capo dello Stato e il suo staff giudicano la Basilicata
meno soggetta a infiltrazioni mafiose rispetto a Campania, Calabria,
Sicilia e Puglia. Si rivolga a loro se crede che sbaglino.
Per quanto riguarda il libro di Don Cozzi ho avuto la fortuna di
leggerlo e sono grato all'autore per il suo coraggio. Ma ripeto io non
azzardo giudizi su una materia sulla quale non ho conoscenze approfondite.
Cordiali saluti


REPLICA
"E non è certo un caso che il Quirinale abbia pensato proprio alla “piccola” Basilicata. Per un serie di motivi. Il primo è che la Basilicata rappresenta nell’immaginario (alimentato dai testi di Carlo Levi, Leonardo Sinisgalli, Tommaso Pedio solo per citarne alcuni) un territorio abbandonato e arretrato. Il secondo - e forse più importante - è che la Basilicata non è terra di Mafia o di Camorra o di ‘Ndrangheta. Il giusto “spot” per esaltare i valori di dignità e operosità del Mezzogiorno da contrapporre ai tormentoni antimeridionalisti tanto cavalcati dal Senatur nelle valli padane". (S.Santoro, Il Quotidiano della Basilicata)

Caro Santoro, chiunque legga il Suo articolo non attribuisce certo quelle frasi al Quirinale. Non ho letto "secondo il Quirinale la Basilicata non è terra di mafia" ed allora in quel caso le domande che io Le ho rivolto sarebbero state indirizzate al Presidente della Repubblica. Appare del tutto evidente che scrivendo il pezzo in questo modo io attribuisco quel pensiero al giornalista.

Non tocca a lei dire se la Basilicata è terra di mafia? Lei si occupa di cronaca politica. Benissimo.
Ecco allora cosa ebbe a dire il Procuratore generale della Corte di Appello di Potenza Gennaro Gelormini in occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario il 12 Gennaio del 1990. Ben 19 anni or sono.
"La Basilicata non è più terra che possa rimanere coperta da una considerazione fallace di quiete, perchè è illusoria l'idea che si tenga lontana, a mo' di oasi, dalla stretta di Campania, Puglia e Calabria o che non abbia acquisito quella mentalità verso certe forme di criminalità ricorrenti dappertutto". In Basilicata vi sono "sintomi certi ed univoci di comparsa della criminalità economica ed organizzata".

Ancora prima, nel 1982, Pietro Simonetti ebbe a dire che: " è in atto un'importazione di spezzoni di organizzazioni camorristiche dalla Puglia, dalla Calabria e dall'avellinese, che controllano l'impiego nel dopo terremoto di non meno di diecimila lavoratori nel potentino".

Ed il Consiglio Regionale che "la Basilicata non può ritenersi per destino acquisito, per forza aprioristicamente assunta, immune, lontana ed esente dal verificarsi e dal diffondersi di fenomeni, attività e forme delinquenziali e criminali che caratterizzano purtroppo la vita di altre regioni".


Cordiali saluti

lunedì 10 agosto 2009

Liturgia della parola matrimonio di mia sorella.

PRIMA LETTURA
Dal libro del profeta Osea 2, 16.17b-22

[Così dice il Signore:] «Ecco, la attirerò a me, la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore; là canterà come nei giorni della sua giovinezza, come quando uscì dal paese d'Egitto. E avverrà in quel giorno - oracolo del Signore - mi chiamerai: Marito mio,
e non mi chiamerai più: Mio padrone. Le toglierò dalla bocca i nomi dei Baal, che non saranno più ricordati. In quel tempo farò per loro un'alleanza con le bestie della terra e gli uccelli del cielo e con i rettili del suolo; arco e spada e guerra eliminerò dal paese; e li farò riposare tranquilli. Ti farò mia sposa per sempre, ti farò mia sposa nella giustizia e nel diritto, nella benevolenza e nell'amore, ti fidanzerò con me nella fedeltà e tu conoscerai il Signore».
Parola di Dio.

SALMO RESPONSORIALE
Dal Salmo 102
Rit. Il nostro Dio è grande nell'amore
Oppure: Benediciamo insieme il nome del Signore

Benedici il Signore, anima mia,
quanto è in me benedica il suo santo nome.
Benedici il Signore, anima mia,
non dimenticare tanti suoi benefici.
Rit. Il nostro Dio è grande nell'amore.
Buono e pietoso è il Signore,
lento all'ira e grande nell'amore.
Come un padre ha pietà dei suoi figli,
così il Signore ha pietà di quanti lo temono.
Rit. Il nostro Dio è grande nell'amore.
La grazia del Signore è da sempre,
dura in eterno per quanti lo temono;
la sua giustizia per i figli dei figli,
per quanti custodiscono la sua alleanza.
Rit. Il nostro Dio è grande nell'amore.

SECONDA LETTURA
dalla lettera di San Paolo apostolo ai Romani (Rm 12, 1-2.9-18)

Vi esorto dunque, fratelli, per la misericordia di Dio, ad offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio; è questo il vostro culto spirituale.
Non conformatevi alla mentalità di questo secolo, ma trasformatevi rinnovando la vostra mente, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto.
La carità non abbia finzioni: fuggite il male con orrore, attaccatevi al bene; amatevi gli uni gli altri con affetto fraterno, gareggiate nello stimarvi a vicenda.
Non siate pigri nello zelo; siate invece ferventi nello spirito, servite il Signore. Siate lieti nella speranza, forti nella tribolazione, perseveranti nella preghiera, solleciti per le necessità dei fratelli, premurosi nell'ospitalità.
Benedite coloro che vi perseguitano, benedite e non maledite. Rallegratevi con quelli che sono nella gioia, piangete con quelli che sono nel pianto. Abbiate i medesimi sentimenti gli uni verso gli altri; non aspirate a cose troppo alte, piegatevi invece a quelle umili. Non fatevi un'idea troppo alta di voi stessi.
Non rendete a nessuno male per male. Cercate di compiere il bene davanti a tutti gli uomini. Se possibile, per quanto questo dipende da voi, vivete in pace con tutti.
Parola di Dio

VANGELO
Canto al Vangelo Mt 5, 9
Alleluia, alleluia.
Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.
Alleluia.
Dal Vangelo secondo Matteo 5, 1-16
Risplenda la vostra luce su tutti quelli che entrano nella vostra casa.
In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a
sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare
e insegnava loro dicendo:
«Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono nel pianto,
perché saranno consolati.
Beati i miti,
perché avranno in eredità la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo,
diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia.
Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa
nei cieli.
Così infatti perseguitarono i profeti che furono prima di voi.
Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con
che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere
gettato via e calpestato dalla gente.
Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città
che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla
sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti
quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti
agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano
gloria al Padre vostro che è nei cieli».
Parola del Signore.

domenica 9 agosto 2009

Pranzo di matrimonio.

Buffet di benvenuto
Prosciutto e grana in bellavista
Tagliere con formaggi
Stuzzicheria del Pierfaone
Frittelle e crostini misti
Prosecco del Valdobbiadene
Cocktail vari

***
Composè di mari e monti:
Fantasia del mediterraneo
Crostino con salmone fumè
Cockail di gamberi in salsa rosa

***
Affettato dei colli parmensi con melone
Bresaola in carpaccio con pinoli e radicchio
Saccottino di sfoglia farcito

***
Trofie allo scoglio
Agnolotti al profumo di salvia e tartufo
Risotto mantecato in salsa di sottobosco

***
Cernia alla partenopea in bellavista
Bouquet di asparagi
Carciofi saltati

Flute glacè

Misto di: rollè di agnello alle erbe
Scaloppa di vitello al balsamico
Patate nocciola

***
Gran buffet di frutta e dolci
Torta nuziale e spumante
Caffè o digestivo

mercoledì 5 agosto 2009

Un discorso semplice


Per un funerale. Il mio.

Ennio Morricone, Estasi dell'oro (Il buono, il brutto, il cattivo). Arena di Verona, concerto "Voci dal silenzio".


Don Backy, Vi lascerò.

martedì 4 agosto 2009

eurostar city 9761?

E fu così che le Ferrovie dello Stato ancora una volta non si smentirono. Arriva l'Estate e sui treni ci sono i soliti problemi. L'Eurostar city 9761 di oggi (Milano 07:00) è partito con 15 minuti di ritardo che continua a crescere. Le tre carrozze in testa treno sono quelle dell'Ic notte. Ancora hanno l'etichetta attaccata alla porta. Niente prese elettriche e bagni ridotti peggio di una latrina. Quando il treno frena si sente l'odore acre del sistema frenante. Avevano avuto una multa per questa tipologia di treno. Non è un Eurostar ma un Ic. Adesso il materiale rotabile, cioè le carrozze, sono quelle dell'Espresso! Peggioriamo. E ringraziamo il Tar per aver annullato la multa. A Foggia non troverò il regionale delle 14:11 ma dovrò aspettare quello delle 16:12. E' uno degli accelerati dell'assessore Loguercio. Per cui dovrò scendere a Possidente e farmi venire a prendere.

venerdì 31 luglio 2009

Stragi di Stato?

NOTE A MARGINE DI DUE STRAGI

L'esplosivo impiegato nella strage di Capaci nel 1992 era contenuto da un tubo di drenaggio posto sotto la strada; il diametro di tali tubi generalmente non è superiore a 20-30 cm; data la potenza dell'esplosione - valutabile dai dati allora diffusi - il volume necessario di polvere da mina sarebbe stato tale da rendere insufficiente la capienza del tubo (massa della carica/peso specifico dell'esplosivo); come si potevano inserire e collegare dentro un simile condotto tante e tali cariche (per un volume di centinaia di litri)? Il volume dell'esplosivo doveva essere molto inferiore ed avere una potenza molto superiore. Solo esplosivi prodotti da officine militari o militarizzate – come l'Hexogen (ciclonite, RDX, peso specifico circa 1,8 kg/dm3) – arrivano a tali potenze. Potrebbe essere stata usata una miscela di TNT con polvere di alluminio (o magnesio). Anche questi esplosivi sono prodotti per scopi militari. Questo tipo di esplosivo produce però una intensa nuvola bianca e comunque la velocità di espansione iniziale dei gas tale che nel caso in questione avrebbe frantumato le auto blindate di Falcone e della scorta. Invece l'auto di Falcone è stata sollevata, proiettata, danneggiata ma è rimasta integra, il che porta ad escludere una forte carica di tritolo e induce a ipotizzare quali mezzi usati l’Hexogen e simili.
Sulla esplosione alla stazione di Bologna nel 1980 ancora oggi nella sala d'attesa di II Classe è visibile un piccolo buchetto che sarebbe il "cratere" lasciato da una bomba di circa 100 kg di tetranitroeritrite. La prima riflessione è che 100 kg di tetranitroeritrite (che, ad occhio, equivalgono ad una bomba aerea da 500 libbre), posti al suolo non lasciano un piccolo buco del diametro di 20-30 cm. Come è possibile trasportare dentro un valigia 100 kg di esplosivo più l'innesco? Com'è manovrabile un oggetto simile? Se si caricano in una valigia 4 sacchi di cemento non si riesce poi a trasportarla! L'esplosione è stata enorme e compatibile con una equipollente carica. Pertanto non poteva essere sufficiente solo una carica come quella che ha lasciato il segno sul pavimento. Vi doveva essere una seconda carica, esplosa nello stesso istante, ma posta in un luogo dove non ha lasciato crateri, ad esempio posizionata nei locali del piano superiore (avrebbe sfondato il solaio ma non lasciato "crateri"). Ma chi l'avrebbe potuta mettere? Non certo un terrorista "di passaggio". Tutto troppo strano per cui varrebbe la pena di verificare tutta la documentazione se ancora disponibile e fare calcoli molto più precisi.
Cordialmente
Prof. Cosimo Loré

tratto da www.toghelucane.blogspot.com

SS 658 Potenza-Melfi: ennesimo incidente.

Così la Gazzetta del Mezzogiorno sull'incidente mortale del 29 Luglio scorso avvenuto sulla SS658. L'ennesimo. Quando qualcuno prenderà provvedimenti per rendere più sicura quella strada della morte?

POTENZA - Incidente mortale sulla strada a scorrimento veloce che collega Melfi (Potenza) al capoluogo di regione. Un’automobile si è scontrata con un autocarro nei pressi di Potenza: il conducente dell’auto, non ancora identificato, è morto sul colpo. Vigili del fuoco e Polizia stradale stanno operando per risalire all’identità dell’uomo e per chiarire la dinamica dell’incidente.

http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/GdM_dallabasilicata_NOTIZIA_01.php?IDNotizia=255512&IDCategoria=12

sabato 11 luglio 2009


Esimio Assessore, Caro Presidente,
ho letto un po' stupito del nuovo contratto di servizio appena stipulato fra la Regione Basilicata e Trenitalia (nella persona di Giancarlo Laguzzi, Responsabile nazionale divisione passeggeri). Se è legittimo aspettarsi toni ricchi di entusiasmo da parte di chi quel contratto lo ha firmato, da parte dei giornalisti li trovo quantomeno inopportuni. Mi sarei aspettato infatti che qualcuno facesse alcuni rilievi di non poco conto; poichè così non è stato mi permetto io, da fruitore dei servizi, di rilevare le enormi pecche.

Che c'è di nuovo nel contratto? Solo due nuove motrici E464 che da sole valgono quasi 1/5 del nuovo contratto. Le due nuove motrici NON possono essere utilizzate sulla Potenza-Foggia essendo, questa, una linea non elettrificata. E il cofinanziamento di tre treni Minuetto. Stessi problemi delle motrici di cui ho appena detto, se parliamo dei Minuetto elettrici.
Per il resto si tratta di "ristrutturare" le ALn 668 e 663 che furono costruite fra gli anni '50 e '80. Bene che vada, quindi, quelle più nuove hanno 30 anni. Sono i treni che viaggiano sulla Potenza-Foggia, la linea che uso più spesso. Alcune hanno già l'impianto di condizionamento, il cui banco di prova sono i mesi di Luglio e Agosto. Quando questi treni sono in composizione singola e salgono da Foggia verso Potenza, dopo la stazione di Rocchetta S.Antonio, hanno una necessità: spegnere l'aria condizionata, altrimenti un solo motore non riesce a spingere.
In ogni caso l'intera flotta che si muove sui centenari binari della Basilicata sarà in parte nuova, in buona parte avrà fatto il lifting, ma avrà sempre (minimo) 30 anni di onorata carriera.

Ma il vero punto dolente del nuovo contratto è l'orario in vigore dal 14 Giugno che ha già provocato qualche mugugno di viaggiatori e sindaci. Dice il comunicato stampa pubblicato sul portale regionale: "il nuovo orario ha introdotto alcune novità in coerenza con la crescente domanda, qualitativa e quantitativa, di mobilità dei viaggiatori lucani". Salvo poi aggiungere che per alcuni treni è stato limitato il numero di fermate a non più di quattro che in realtà sono sei: bisogna aggiungere Potenza Superiore e Potenza Macchia Romana oltre a quelle di Avigliano, Possidente, Rionero e Melfi.
Vediamo il dettaglio:
I treni 3516 (Potenza h. 09:54, Foggia h. 11:46) e 3518/3520 (Potenza h.11:51, Foggia 13:42) sono quelli che hanno ridotto di venti minuti il tempo di percorrenza avendo limitato le fermate. A che pro? Per arrivare prima a Foggia?
Nei minuti successivi da Foggia verso Bologna partono un Escity (9764) alle 12:10, un IC (718) alle 13:31 e ancora un Escity (9766) alle 14:07. Se anche i treni regionali effettuassero tutte le fermate impiegando venti minuti in più, si avrebbe il tempo per effettuare il cambio. Non capisco quindi i motivi che hanno portato al taglio delle fermate; scelta che ritengo poco coerente con quella crescente domanda "qualitativa e quantitativa" di mobilità. Al contrario, qualità e quantità del servizio sono diminuiti per i pendolari della Potenza-Melfi.
E dove sta il nesso fra il treno 3516 e le nuove corse 3534, 3514 e 3536? Perchè questi treni (il 3514 parte da Potenza alle 08:33, il 3536 alle 15:55) dovrebbero assicurare un buon livello di collegamento ferroviario anche dove non ferma il "velocizzato" 3516 che parte da Potenza alle 11:51? C'è solo qualche ora di scarto....
Due treni sono stati unificati riducendo i tempi di viaggio: i treni 3537 (Foggia h.15:50, Potenza h. 18:05) e 3545 (Foggia h.16:08, Potenza h. 18:05). Partivano a distanza di pochi minuti l'uno dall'altro. Ora il 3537 parte alle 16:12. Ma, sorpresa, alle 16:30 parte l'autobus PZ 307. Mi chiedo che senso abbia fare queste scelte. Non sarebbe stato meglio far partire un treno verso le 17:30-18:00 considerando che fino alle 18:28 verso Potenza non c'è nulla?

Più interessanti le nuove proposte da Potenza verso Napoli e l'Alta Velocità. E' quì che registro omissioni, dimenticanze, sorvoli. Sia da parte dei vertici regionali che dei giornalisti (non me ne voglia nessuno).
La Potenza-Battipaglia nei mesi estivi è chiusa per lavori (che speriamo non durino anni come già successo). Tutto il servizio si svolge con servizio sostitutivo con autobus. Grande enfasi è riservata al PZ 504 (Potenza Centrale h.04:42, Napoli piazza Garibaldi 07:40) che collegandosi al treno ES AV 9432 permetterebbe di arrivare a Milano Centrale alle 13:39. In realtà già il sito delle Ferrovie esclude questa coincidenza per l'autobus. Le Ferrovie non sono in grado si assicurare la puntualità ai propri treni, figuriamoci se sono in grado di assicurare la puntualità di un autobus che viaggia sulla Potenza-Sicignano! Ogni anno arrivano puntuali le code sulla A3. Il sito propone, quind, il treno AV 9434 che parte da Napoli alle 08:54. Il tempo di percorrenza per Milano dunque va rivisto. Non 7 ore e 45 minuti, ma 8 ore e 45 minuti. Meglio raggiungere Milano via Foggia: ci si impiegano 9 ore e trenta euro in meno!
Anche in questo caso l'offerta per Napoli non è affatto migliorata in qualità e quantità. Non è forse vero che sono state eliminate due coppie di treni (due Eurostar e due Inter City plus Taranto-Roma e viceversa)? Il miglioramento è viaggiare sulla strada con tutti i rischi che essa comporta?

Tutto questo sul piano dei servizi. Sono questi oggetto del contratto. Ma quanto alle infrastrutture, egregio Assessore?
Sulla Potenza-Foggia non sono previsti lavori di ammodernamento (pura illusione l'elettrificazione), neanche fino a Melfi che dovrebbe essere la punta della fantomatica città metropolitana. Ci si limita a tamponare le emergenze: le frane iniziano ad essere numerose ed impongono rallentamenti ai treni. Della situazione delle FAL è inutile parlare. Insieme alla città metropolitana fino a Melfi si parlava di migliorare la tratta Avigliano-Potenza. Sogni di un futuro che (forse) verrà.
A Marzo l'AD delle Ferrovie (ing. Moretti) ha presentato il progetto del tripolo Roma-Napoli-Bari. L'Alta Velocità viene instradata verso Benevento e poi scende verso Foggia. E' previsto un nuovo tracciato che in parte è in galleria. Tradotto: la Battipaglia-Potenza-Taranto diventa linea di secondaria importanza su cui non si investe e per la cui difesa la Regione Basilicata non ha speso una sola parola.
Ho letto anche che sui nuovi treni verranno pubblicizzate le bellezze della Regione. Che strano modo di fare promozione turistica. La facciamo a noi stessi. Come se io non sapessi che a Melfi Federico II ha pubblicato le Constitutiones Melphitanae (Liber Augustalis) e che Lagopesole è la sua residenza estiva. Mi pare si facciano gli stessi errori di Orizzonti Lucani. Promozione turistica dentro la regione. Non sarebbe forse il caso di fare promozione turistica fuori Regione? Magari proprio sugli Escity della linea adriatica? O su quelli della direttrice Est Ovest (Venezia-Milano-Torino)?
Cosa resta dunque ai lucani? Il pendolarismo balneare. Che vadano al mare e non ci pensino più. Confermati i treni per Ginosa e Metaponto! Evviva il nuovo contratto di servizio.

Cordiali saluti,

venerdì 10 luglio 2009

Topolino, Giornalisti!


Topolino numero 2798 del 14 Luglio 2009

venerdì 3 luglio 2009

Che risposta!

Lo scorso anno ho chiesto agli organizzatori de "Il volo dell'angelo" se avessero previsto la vendita di oggetti per la promozione, come magliette, cappellini etc, in occasione della nuova stagione.
La risposta mi aveva lasciato basito. Iniziava così: "Si si c'è un negozio (....) si kiama..."
A parte l'italiano (la K e altre cosucce), la mail non era firmata e non aveva un minimo di forma. Bel modo di fare promozione turistica.
I sindaci di Castelmezzano e Pietrapertosa, il Presidente della Comunità Montana nonchè il Presidente dell'Apt hanno preferito ignorare la mia lettera di protesta.
Sia lo scorso anno che qualche giorno fa, ho scritto per chiedere informazioni sulla riapertura del Parco della Grancia (www.parcostorico.it) e sullo spettacolo "La Storia Bandita".
La risposta è stata immediata - da Castelmezzano ci misero un mese!. Cortese e formale quanto basta. Questo si che è modo di rispondere! Questo è il modo corretto di fare promozione turistica. Ecco la risposta:

Gentilissimo Domenico, al momento posso preannunciarLe che il parco aprirà ogni sabato e domenica a partire dalla fine di luglio fino alla metà/fine di settembre.
Per i dettagli relativi alle attività, agli orari ed ai prezzi deve pazientare ancora qualche giorno, in attesa che si definiscano le ultime cose; pertanto, prossimamente potrà ricontattarci o visitare il sito www.parcostorico.it, che a breve verrà aggiornato con tutte le news.
Nel ringraziarla per l'attenzione rivoltaci, invio cordiali saluti

Anna Lisa Petraglia

Dal Volo dell'Angelo, invece, ancora ho spiacevoli sorprese, nonostante la grande promozione che se ne fa su giornali e televisioni. La settimana scorsa mentre guardi il Tg3 Basilicata, ascolto l'intervista ad una delle ragazze che si occupano della preparazione al volo e dell'accoglienza una volta finito:
GIORNALISTA: "Cosa dicono le persone che hanno fatto questa esperienza, quali le reazioni?"
RAGAZZA: "Che si divertono un casino!"

Immagino che la ragazza sia la stessa che mi aveva risposto un anno fa, immaginando di chattare su Msn con la sua migliore amica!!!

Sono Basito.


mercoledì 1 luglio 2009

La replica della Gazzetta del Mezzogiorno e mia controreplica.

Gentile signor Gianturco
anch'io stupita e perplessa ho letto il suo commento al mio articolo.Chi mi conosce sa che non sono una che si entusiasma facilmente, figuriamoci se posso scrivere che per i trasporti in Basilicata è tutto bello e perfetto. La realtà del nostro sistema viario (nel suo complesso) è visibile e compensibile a tutti. Cantarne le lodi sarebbe ridicolo e personalmente credo di non averlo mai fatto, anzi più di una volta la testata che mi onoro di rappresentare ed io stessa abbiamo evidenziato problemi e carenze. Nell'articolo che Lei contesta mi sono limitata a resocontare quanto accaduto nel corso di un incontro tra la Regione e i vertici di Treniitalia. Senza alcun commento, senza alcuna enfasi, nonostante credo che se le intenzioni della Regione dovessero concretizzarsi non potremmo che trarne giovamento. Detto questo, però, accolgo e condivido alcune sue riflessioni (non tutte e non tutte esatte, come i tempi di realizzazione del progetto che sarà pronto a dicembre e non a luglio). Esse, però, andrebbero rivolte non a me ma all'assessore Loguercio, la persona che di fatto sta contrattando le cose da fare con Trenitalia. Sono certa che per Lui potrebbero essere motivo di approfondimento e di riflessione.
Cordialmente
Antonella Inciso

Gentile signora,
Innanzitutto grazie per la sollecita risposta alla mia mail. E' stata molto cortese.
Ciò detto, mi pare ci siano ancora alcune cose da chiarire.
Non ho mai detto che a Luglio tutto sarà pronto. Ho scritto da Luglio. Mi è parso superfluo aggiungere "a Dicembre". Il Suo articolo sul punto era molto chiaro. Nemmeno posso pretendere dall'assessore Loguercio che in questi due giorni che ci separano dal mese di Luglio rivoluzioni i trasporti lucani.
Il mio stupore per il Suo articolo resta. Ancora di più questo modo di riportare i fatti. Mi spiego. Immagino che l'accordo Regione-Trenitalia sia stato presentato in una conferenza stampa. Alla quale -chiedo- non sono ammesse domande? I giornalisti si limitano a prendere nota e fedelmente riportano? Oppure l'assessore ha cortesemente inviato una nota stampa. A seguito della quale -chiedo- non è possibile chiedere una semplice intervista?

Che in generale il sistema trasporti della Basilicata faccia pena è cosa nota a tutti. Non parlo solo dei treni. Io sono un pendolare della Potenza Foggia. Salgo nella ex Stazione di Pietragalla scalo, cambio a Foggia e scendo a Milano. Conosco bene la tratta. I segni di un progressivo deterioramento sono evidenti.
Le strade? Sono cresciuto a S.Angelo, frazione del Comune di Avigliano. Da casa vedo la SS658, proprio nel tratto in cui diventa a tre corsie. Quelle in cui spesso ci sono incidenti mortali. Troppo spesso. Bastano questi due esempi ad indicare che conosco bene la situazione trasporti in Basilicata.
Non mi capacito di come i lucani preferiscano girarsi dall'altra parte, non chiederne conto a quanti hanno votato e continuano a votare.
Io non mancherò di esperimere le mie perplessità anche all'esimio assessore.
Saluti.


domenica 28 giugno 2009

Ferrovie: lettera alla Gazzetta del Mezzogiorno.


Spett.le Redazione, ho letto scettico e divertito l'articolo di Antonella Inciso sull'accordo fra la Regione Basilicata e Trenitalia circa il trasporto ferroviario regionale. Leggendo l'articolo sembra tutto bello, tutto perfetto. Non possiamo che ringraziare l'assessore Loguercio per aver fatto un così buon lavoro. Chi avesse in realtà la briga di spulciare un po' fra le notizie, vedrebbe cose diverse. Trovo lodevole pubblicizzare le bellezze della Regione sulle fiancate dei treni. Ma vale lo stesso discorso di Orizzonti Lucani a Matera. La promozione turistica e turistico gastronomica si fa fuori Regione: io non ho certo bisogno di sapere che c'è il Volo dell'Angelo sulle Dolomiti Lucane o che Castel Lagopesole è la residenza estiva di Federico II di Svevia. Auspico pertanto che le fiancate dei treni interessati non siano solo quelle degli Interregionali ma anche e soprattutto quelle degli EScity sul corridoio adriatico, per esempio. Trenta milioni di euro sono una generosa iniezione di denaro che permettono di mantenere inalterato il servizio regionale? Anzi! Si dice che lo migliorino perchè arriveranno da Luglio nuovi treni. Incluso qualcuno elettrico (che sulla Potenza-Foggia non può viaggiare essendo linea non elettrificata). Cioè? Di che treni parliamo? Dei Minuetto diesel o delle ALn 668 riammodernate con l'aria condizionata? Le stesse ALn che quando viaggiano in composizione singola da Foggia a Potenza non riescono ad inerpicarsi verso la Basilicata se hanno l'aria accesa. Non ci sono abbastanza motori che "spingono". Di che treni parliamo? Avranno o no questi nuovi treni i bagni? Sa l'assessore Loguercio che treni con bagni costano di più? Sulla tratta Potenza-Melfi e viceversa sono necessari? Se servizio metropolitano deve essere (come si fantastica da decenni), che sia! Niente bagni. Non servono. Attualmente ci sono: sporchi, puzzolenti, senza carta e senza sapone. I toni ricchi di entusiasmo dell'articolo sono immediatamente smentiti dalla stessa Gazzetta del Mezzogiorno nell'edizione pugliese. Vedi voce Taranto. Dal 1 Luglio, scrive Pamela Giufrè, Trenitalia riduce i treni sulla direttrice Taranto-Roma. Per essere precisi: Taranto-Potenza-Roma. In particolare salta la coppia di Eurostar (il celebre Pendolino, ETR 450) e anche quella degli Icplus. Mi chiedo a questo punto: dove stanno i tagli evitati, la qualità del servizio e gli investimenti di cui si parla? Dove sono dunque le nuove corse per il corridoio tirrenico e quello adriatico? Ma se già con il nuovo orario estivo sulla Potenza-Foggia ci sono pendolari e sindaci (Barile per esempio) che si lamentano! Allego questo comunicato stampa del 17 Aprile. A Benevento viene presentato il progetto di prolungamento dell'Alta Velocità (AV-AC) da Napoli verso la Puglia. E' il tripolo Roma-Napoli-Bari. In alcuni casi sono previsti nuovi tracciati per l'80% in galleria. E la Napoli-Potenza-Taranto? Linea di secondaria importanza. Stiano tranquilli i tarantini. I problemi che oggi hanno per raggiungere Roma in tempi ragionevoli verranno superati con la nuova linea. Sarà più conveniente infatti percorrere l'Adriatica fino a Foggia e poi scendere verso Napoli. Per i lucani invece, contrariamente alle intenzioni dell'assessore Loguercio, Cristo si fermerà ancora ad Eboli. Cordiali saluti,

domenica 21 giugno 2009

EMERGENZA SPAZZATURA.





Anche la Provincia di Potenza è in emergenza spazzatura. Immagini di Lunedì 15 e Martedì 16 Giugno di Sant'Angelo e Possidente.
In NESSUNA delle postazioni in cui è ubicato il cassonetto è possibile conferire la raccolta differenziata di carta, plastica, vetro.

Piccola polemica politica a mio danno.

Aspre polemiche in questi giorni a Milano. Il PD ha accusato il Sindaco Moratti di partigianeria politica per aver inviato a 600mila capi famiglia una lettera in cui si ricordava il turno di ballottaggio alla Provincia (e non il referendum).
Oltre alla partigianeria politica si accusa il Sindaco di aver sprecato soldi per spedire le lettere a tutti. E dire (hanno detto quelli del PD) che la introduzione della tessera elettorale serve proprio ad evitare la stampa e la spedizione dei certificati elettorali ad ogni elezione o referendum.
Ieri andando al lavoro, nei pressi della metropolitana Bisceglie, ho trovato una bella brochure dell'assessore provinciale Paolo Matteucci che illustrava i risultati raggiunti dall'Amministrazione uscente. La brochure aveva in bella evidenza lo stemma della Provincia e all'interno un volantino pro Penati. Desumo che detta brochure sia stata pagata con i soldi della Provincia stessa.
In entrambi i casi sono soldi dei contribuenti, soldi miei, delle mie tasse. Trovo inconcepibile che nessuno abbia niente da dire. Nessuno che chieda spiegazioni.

Elezioni, referendum.

Trovo francamente incomprensibili gli inviti dei politici a non recarsi a votare in occasione dei referendum. Salvo poi lamentarsi che il numero dei votanti diminuisce ogni volta.
Trovo ancora più incomprensibile che gli italiani non vadano a votare ogni volta che se ne presenti l'occasione. Votare è esercizio di un diritto-dovere. Votando si decide il proprio destino e quello dell'intero Paese.

sabato 6 giugno 2009

Pubbliche virtù, vizi privati.

Qualche giorno fa Dario Franceschini, segretario pro tempore del PD, ebbe a dire che il Presidente del Consiglio si sente "sopra la legge e sopra la morale".
Un po' come il PD di Basilicata, mi viene da pensare.
Per esempio, inchiesta TOGHE LUCANE, risultano indagati:
BUBBICO Filippo, nato a Montescaglioso (MT) il 26.2.1954, in ordine ai reati p. e p. dagli artt. 110, 319, 416, 434 e 640 bis cod. pen., in Potenza, Matera, Policoro, Basilicata, Roma ed altre parti del territorio nazionale, dal 1997 con condotta in atto; già Governatore della Basilicata e Sottosegretario alle Attività Economiche, oggi Senatore della Repubblica.

DE FILIPPO Vito, nato a S. Arcangelo (PZ) il 27.8.1963, in ordine ai reati p. e p. dagli artt.110, 416 e 640 bis cod. pen., in Potenza, Matera, Policoro, Basilicata, ed altre parti del territorio nazionale, dal 2000 con condotta in atto; Governatore della Regione Basilicata.











mercoledì 3 giugno 2009

Giovani e belli

Riporto alcune frasi di Steve Jobs, Apple, citate dal libro "Giovani e belli" di Concetto Vecchio edito da Chiarelettere.
"Dovete credere in qualcosa, il vostro ombelico, il destino, il karma, qualsiasi cosa. Questo tipo di approccio non mi ha mai lasciato a piedi e ha sempre fatto la differenza nella mia vita. Qualche volta la vita ti colpisce come un mattone in testa. Non perdete la fede, però. Sono convinto che l'unica cosa che mi ha trattenuto dal mollare tutto sia stato l'amore per quello che ho fatto. Dovete trovare quello che amate. E questo vale sia per il vostro lavoro che per i vostri affetti. Il vostro lavoro riempirà buona parte della vostra vita, e l'unico modo per essere realmente soddisfatti è fare quello che riterrete un buon lavoro. E l'unico modo per fare un buon lavoro è amare quello che fate. Se ancora non l'avete trovato, continuate a cercare. Non accontentatevi. Con tutto il cuore, sono sicuro che capirete quando lo troverete. E come in tutte le grandi storie diventerà sempre migliore a mano a mano che gli anni passano".

mercoledì 27 maggio 2009

Interventi per il Mezzogiorno. Una risposta a Pellegrino Capaldo.

Scrive Pellegrino Capaldo nella prefazione del libro di Michele Guerriero (Stelle del Sud, Rubbettino editore) che: "Il Sud non ha bisogno di una specifica politica economica, nè -come si diceva una volta- di interventi addizionali.
(...) Il nostro Mezzogiorno può essere trattato ormai alla stregua di tutto il resto del Paese. Oggi non abbiamo più un problema Mezzogiorno; abbiamo piuttosto un problema Italia che, nella sua complessità, ingloba anche la piccola questione meridionale.
Il federalismo fiscale non può essere visto in chiave punitiva per il Sud o in chiave risarcitoria per il Nord. Tanto più che non è facile dimostrare, come alcuni credono, che l'attuale meccanismo di risorse sia premiante per il Sud e penalizzante per il Nord".

Una risposta alle questioni di Pellegrino Capaldo può cercarsi -io credo- nel recente libro del professor Gianfranco Viesti, "Mezzogiorno a tradimento", edito dalla Laterza.
Scrive Viesti: "Il DPEF per gli anni 2000-2003 (Governo D'Alema) stabilisce un criterio politico di ripartizione dei fondi che fosse equo per tutto il Paese. Quale criterio? La spesa aggiuntiva va per definizione principalmente alle aree più deboli. La destinazione geografica dei fondi strutturali è definita da regole europee: vanno principalmente, ma non solo, al Sud; la destinazione geografica delle risorse FAS fu stabilita per l'85% nel Mezzogiorno e per il 15% nel Centro -Nord. Come suddividere la spesa ordinaria? Si decise di stabilire una opportuna via di mezzo fra il peso delle due grandi aree del Paese in termini di PIL e in termini di popolazione, stabilendo che la spesa ordinaria in conto capitale dovesse andare per il 30% al Sud e per il 70% al Nord. Mettendo insieme questi numeri si ottiene un numero di sintesi. Il 45% della spesa totale in conto capitale(europea, nazionale ed ordinaria insieme) va al Sud; il 55% va al Nord. Obiettivo confermato da tutti i Governi, anche di centro destra.
L'impegno che i Governi di centro sinistra e di centro destra si erano dati, non è mai stato raggiunto. Negli anni Novanta la quota per il Sud è cresciuta lievemente dal 38,6% del 1998 al 40,4 del 2001. Con il Governo Berlusconi la tendenza è cambiata, riducendosi la quota fino al 36,7 del 2005.
Per il quadriennio 2007-2011 l'obiettivo è il 42,3% e del 41,4 per il biennio 2010-11.
Cosa è successo in Italia con i Fondi europei?
Se i fondi europei invece di aggiungersi alle risorse italiane le sostituiscono , non producono nessun effetto aggiuntivo di sviluppo. E' solo il contribuente europeo che paga al posto di quello italiano".